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07.02.2017 - 22:360
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:41

Se questo è un pirata... Finalmente una sentenza ticinese che speriamo contribuisca a sgretolare quell'aberrazione del diritto chiamata 'Via Sicura'. Il giudice Villa al secondo processo dice no a un anno di galera per un 'corsaro della strada'. L'avvoca

Lo stesso procuratore pubblico Capella faceva fatica a formulare la sua richiesta di pena. “Noi tutti sentiamo che questa norma ci sta stretta, vorremmo che il Legislatore facesse marcia indietro su una legge che introduce automatismi e storpiature. Ma noi siamo esecutori, siamo chiamati ad applicare una legge e una giurisprudenza che non lasciano molto spazio di valutazione”

di Marco Bazzi

Finalmente un bel segnale che speriamo contribuisca a sgretolare quel Muro dell’assurdo, più kafkiano che sartriano, costruito da politici stupidi e da burocrati fanatici, che è ‘Via Sicura’! Quella giustizia (con la ‘g’ minuscola) - che nemmeno Jonesco avrebbe immaginato - alla quale negli ultimi anni si sono inchinate a novanta gradi le istituzioni inquirenti e giudicanti di tutta la Svizzera, senza che un solo giudice abbia avuto le palle per ribellarsi e dire: “No! Io rivendico il mio ruolo istituzionale, che è quello di dire se, e in che modo, un cittadino è, a mio parere, colpevole e va condannato, o prosciolto, e qual è nel primo caso la pena che merita, considerando come in ogni processo celebrato in uno stato di diritto, aggravanti e attenuanti, e l’aspetto soggettivo. Non applicando tabelline matematiche”.

Sinceramente non abbiamo capito chi, tra i politici e i funzionari bernesi, che si gettano accuse l’un l’altro, siano gli autori di questa aberrazione giudiziaria che comunemente chiamiamo ‘Via Sicura’. E di fronte alla quale tutti - poliziotti, magistrati, tribunali, ministri, parlamentari di ogni ordine e grado, dirigenti di partito - sembrano abbagliati come volpi sorprese nottetempo dai fanali di un’auto su una strada di campagna, incapaci di reagire, annichiliti, spaventati, disorientati… Inermi.

Ma oggi a Lugano il giudice Marco Villa ha pronunciato una sentenza che speriamo non si perda nel vuoto dell’aula penale, nella quale c’erano purtroppo soltanto due giornalisti. Oggi non c’erano sangue, truffe e abusi sessuali da raccontare. C’era solo un’altra piccola storia di pirateria stradale.

Finora si sono invertite le parti: la giustizia ha vestito i panni del Capitano Uncino e gli automobilisti quelli di Peter Pan. Non tutti, beninteso: i veri pirati meritano di essere gettati agli squali! L’anno scorso però il Tribunale federale ha aperto una breccia nel muro: ha stabilito in sostanza che per essere pirati della strada occorre l’intenzionalità, che l’aspetto soggettivo va dunque considerato nel commisurare le pene.

“Dura lex sed lex”, ha detto nella sua requisitoria il procuratore pubblico Moreno Capella. E dal suo punto di vista ha ragione. Madamina, il catalogo è questo, parafrasando il Don Giovanni di Mozart: cento all’ora su limite di 50 uguale a un anno di galera, pur con la condizionale. E sei un pirata! Ma alla fine il giudice Villa ha tramutato quella condanna detentiva in 150 aliquote da 10 franchi, più una multa di 300.

“Una sentenza coraggiosa, una pietra miliare”, ha commentato l’avvocato dell’imputato, Rossano Guggiari, uno dei pochi che in Ticino ha messo fuori il muso dicendo che ‘Via Sicura’ è una cagata pazzesca.

Lo stesso procuratore pubblico Capella faceva fatica a formulare la sua richiesta di pena. “Noi tutti sentiamo che questa norma ci sta stretta, vorremmo che il Legislatore facesse marcia indietro su una legge che introduce automatismi e storpiature. Ma noi siamo esecutori, siamo chiamati ad applicare una legge e una giurisprudenza che non lasciano molto spazio di valutazione”, ha detto in sostanza, e ci perdonerà se non abbiamo riportato fedelmente le sue parole ma solo una sintesi del loro senso, in base ad appunti presi al volo.

Ora la storia. Lui, l’imputato, oggi ha 40 anni, per sei mesi è stato privato della patente, che gli è stata temporaneamente restituita in attesa del processo. Oggi si trattava di stabilire se quelli che superano i limiti di un tot di chilometri all’ora sono tutti maledetti pirati della strada o se la Giustizia con la ‘G’ maiuscola ha ancora un margine di apprezzamento, e dunque un senso come istituzione democratica, se i giudici possono ancora fare il loro mestiere o se, alla fine, che le pene le decidano i funzionari della Sezione della circolazione, non prima ovviamente di aver sentito l’inclito parere del Medico e dello Psicologo del traffico! E allora si abbia il coraggio di andare fino in fondo e di creare il Tribunale della circolazione, perché ormai solo questo manca.

La storia è semplice e la facciamo breve. Il 3 ottobre del 2014 l’imputato stava provando una Porsche 911 Carrera 4S, un bolide da 500 cavalli, lungo via Cantonale che, superato l’abitato di Grancia, costeggia la strada dei centri commerciali. Era un’auto di garage e al suo fianco sedeva un amico. Si trattava di un semplice giro di prova ma lui una macchina così potente non l’aveva mai guidata in vita sua, e nemmeno aveva mai percorso quel tratto di strada.

A un certo punto, superato il nucleo, si è trovato di fronte un breve rettilineo e ha, sostiene, sfiorato l’acceleratore. La Porsche ha raggiunto in pochi istanti i 100 all’ora e proprio al termine di quell’accelerazione il 40enne ha visto il flash di un radar della polizia. Ha invertito la marcia e si è ‘costituito’ alle forze dell’ordine, senza pensare al calvario che da quel momento avrebbe dovuto affrontare, calvario culminato con un rinvio a giudizio alle Assise correzionali per grave infrazione alle norme della circolazione stradale.

Su quella strada, infatti, il limite è di 50 all’ora, ed è anche segnalato, anche se l’imputato ha ripetuto più volte di aver avuto la percezione di trovarsi in una zona fuori dall’abitato, circondata da aree boschive, dove il limite poteva essere compreso tra 60 e 80 all’ora.

Per un solo chilometro in più, sulla base della rilevazione del radar, l’uomo è stato dunque qualificato come ‘pirata della strada’, qualifica che in base alle norme di ‘Via Sicura’ prevede una pena detentiva.

In prima istanza, nel 2015, il 40enne è stato condannato a un anno, seppure con la condizionale. Ma il suo legale ha ricorso, basandosi su una recente sentenza del Tribunale federale, e ha ottenuto che il Tribunale penale riconsiderasse il caso valutando anche l’aspetto soggettivo e non soltanto i fatti oggettivi e incontestabili: il 40enne ha viaggiato, pur se per un brevissimo tratto di strada, a 100 all’ora su 50. Secondo il procuratore pubblico Moreno Capella, citiamo dall’atto d’accusa, ha “violato intenzionalmente le elementari norme della circolazione correndo il forte rischio di causare un incidente con feriti gravi o morti”.

In aula l’imputato ha ribadito di aver percorso in vita sua oltre un milione di chilometri in auto per lavoro ma di non aver mai avuto incidenti e di non essere incorso in alcuna grave infrazione. Ha aggiunto che il suo stile di guida è talmente prudente che gli amici lo hanno soprannominato ‘il fermo’.

Ha ammesso di aver commesso un grave errore, di non aver considerato la potenza di quella Porsche nel momento in cui ha pigiato sull’acceleratore. Ma ha negato di averlo fatto intenzionalmente e di essere un pirata della strada.

“I pirati della strada come li intende la Legge sono altri”, ha detto il suo avvocato. Dai che forse, se alla politica mancano gli strumenti, la volontà e il coraggio, sarà la Giustizia a cambiare la Legge. Come forse, alla fine, è giusto che sia…

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