CRONACA
Locarno e il ‘superbordello’, Alberti: “Quando si ostacolano i bordellari, il Ticino è poco distante da Palermo”
Lo scrittore brissaghese entra nel merito della prevista area destinata a case di piacere, che definisce “la patacca che toglie spazio alla zona destinata all’artigianato, introdotta da municipali irretiti da personaggi discutibili”

LOCARNO – Lo scrittore brissaghese Arnaldo Alberti entri oggi, con un suo articolo pubblicato da LaRegione, nel merito del “superbordello”, la “patacca” presente sul Piano regolatore approntato dall’architetto Fabio Giacomazzi che “toglie spazio alla zona destinata all’artigianato”, come la definisce Alberti.

Alberti nel suo intervento parte da una premessa, più letteraria che concreta: “A me le prostitute non dispiacciono – scrive –. Mi ha affascinato Odette, nella Recherche di Proust. E devo citare Margherita Gautier, la protagonista del romanzo di Dumas. L’ho letto nell’adolescenza. Fu per me una droga leggera che sollecitava un erotismo soave, diverso dalle sollecitazioni della squallida pornografia di cui i minori di oggi si servono dai media elettronici”.

E sempre dalle righe de LaRegione, Alberti ricorda “che Armando Dadò definì Locarno ‘La signora delle camelie’. E non sbagliava, anche se la sua intenzione non era di considerare questa città, sdraiata sui due delta, in attesa d’essere venduta a chi vuole approfittare del suo corpo senza amarla”.

Finita la premessa, si arriva “al punto dolente”: “A Locarno – scrive – è pronto il messaggio del Piano regolatore del territorio che la Città possiede sul Delta del Ticino. È un lavoro corretto che riordina un territorio essenziale per l’assetto del Locarnese e lo sviluppo del cantone. Sul piano che Giacomazzi ha preparato vi è una macchia, introdotta non per caso da municipali irretiti da personaggi discutibili. La patacca toglie spazio alla zona destinata all’artigianato per riservarla a un superbordello”.

E anche se il parlamento cantonale è ora alle prese con la revisione della legge sulla prostituzione, e perciò “niente è chiaro dal lato del diritto e della sua sicurezza, ciò non disturba il promotore dell’impresa: il suo legale è un esponente del Ppd e a suo favore ha una maggioranza in Municipio. E guai a chi si oppone! Un assaggio è già stato dato lo scorso anno al sindaco, vittima di una faida che ha confuso i cessi con le madonne”.

“Quando si ostacolano i bordellari, il Ticino è poco distante da Palermo”, chiosa Alberti denunciando poi “una tendenza, trasversale ai partiti, di giovani politici che seguono le orme di un nostro ‘Patriarca’, già tenutario di bordelli, gigante politico, morto, subito santificato. Sono i bordelli che non piacciono, non le prostitute. Dovrebbe perciò essere escluso, dopo l’esito della votazione del 9 febbraio, lasciare operare in città, invece di impresari dell’artigianato che creano posti di lavoro decenti per noi, un imprenditore che vuole costruire un superbordello”.

Bordelli, che rimangono “sempre un luogo dove decine di ragazze straniere, obbligate a prostituirsi dalla loro condizione d’indigenza, sono costrette a lavorare dodici ore al giorno, per arricchire il tenutario, soddisfare i guardoni e i clienti, in prevalenza provenienti dalla Lombardia e dal Piemonte”.

Bordelli che, incalza ancora Alberti da LaRegione, “sono autentici carceri femminili, dove si lavora a cottimo e la residenza in ‘fabbrica’ è coatta. Se già queste ‘case chiuse’ sono così degne, perché, per dare la possibilità anche alle nostre ragazze disoccupate di lavorarvi, non si creano corsi e master per conseguire diplomi d’operatrici sessuali?”

“Scherzi a parte – conclude – purtroppo la nostra Repubblica assomiglia sempre più alla Cuba di Fulgencio Batista. Le banche, le case da gioco se unite alla diffusione di bordelli, sono sempre una miscela esplosiva. Aspettiamo anche noi un Fidel? o un Che? mandati dalla Provvidenza per mettere ordine? oppure ci occupiamo noi, cittadini di buon senso, e operiamo per evitare inutili rivoluzioni?”

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