La direzione dell'impresa incontrerà il Municipio domattina. Intanto il consuntivo aggiornato del progetto sale a 227 milioni di franchi

LUGANO – Il Municipio di Lugano non è affatto contento – anzi! – per l’ennesimo pasticciaccio venuto a galla sul cantiere del LAC, il Polo culturale che verrà inaugurato il prossimo anno. L’ultimo pasticcio riguarda il marmo verde in doppia tinta: la differenza di colore sulle lastre applicate alle facciate dell’edificio si nota a occhio nudo. Senza fare sofismi estetici, il problema va dunque risolto.
Così domattina alle 8,30 il Municipio ha convocato i vertici della Comsa, l’impresa generale che ha costruito il LAC, progetto che ha raggiunto il costo di 227 milioni (ultima proiezione aggiornata). Alla riunione, che precederà la seduta ordinaria, parteciperà anche Milo Piccoli, delegato del Comune alla gestione del cantiere.
Nel frattempo, nei giorni scorsi, il Municipio ha formalmente scritto alla Comsa dichiarandosi assolutamente insoddisfatto e chiedendo una presa di posizione sul pasticcio.
Il problema è chiaro – nel senso di evidente - ma non è ancora chiaro come sia nato: sulla genesi del marmo bicolore ci sono infatti versioni diverse. Inizialmente il marmo avrebbe dovuto essere serpentino verde proveniente da una cava della regione alpina. Ma sembra che quella pietra ingiallisca con l’andar del tempo. Si sarebbe così preferito usare un marmo del Guatemala, che però è poi arrivato da una cava indiana. Un'altra versione parla di costo eccessivo del serpentino verde.
Le lastre però non sono uniformi e ci si chiede se quando ci si è accorti del problema non si sarebbe dovuto attendere e riflettere prima di procedere alla posa definitiva. Tant’è che la differenza di colore era già visibile quando è stata rivestita la facciata verso montagna. Ora bisognerà anche capire chi pagherà l’errore, se nessuna assicurazione dovesse coprirlo. Tra le soluzioni ipotizzate c’è quella di giocare con le lastre a doppio colore per creare una sorta di “disegno” sulla facciata. Potrebbe essere un'idea per non buttare tutto quel marmo... nel LAC.
emmebi