CRONACA
Michele Foletti sui costi dei programmi RSI: "Sono cifre impressionanti e qualche riflessione va fatta. Alla CORSI avevamo chiesto quei dati ma non ci sono mai stati forniti"
L'ex membro del Comitato direttivo della Cooperativa: "Sprechi? Non so. Ma Tutti sono obbligati a pagare il canone, è diventata praticamente un’imposta"

LUGANO – Michele Foletti premette: “Sono stato membro della CORSI fino al settembre di due anni fa e per me non è semplice pronunciarmi su questi dati che peraltro noi, in CORSI, avevamo chiesto di poter vedere a più riprese, ma non ci erano mai stati forniti”.

Il municipale di Lugano, ex membro dei vertici della Cooperativa per la Radiotelevisione, che lasciò polemicamente con gli altri due leghisti, Paolo Sanvido e Silvia Torricelli, commenta sul Corriere del Ticino i dati sui costi dei programmi che la RSI ha pubblicato ieri (leggi qui).

Precisa di non averli ancora visti nel dettaglio, ma dice: “Quando leggo le spese per certe trasmissioni devo dire che quelle cifre, prese così, impressionano. Occorrerebbe fare un confronto serrato con le altre emittenti nazionali delle altre lingue svizzere per farsene un’idea più precisa”. 

E sulla chiave di riparto del canone, che garantisce cospicui fondi alla RSI aggiunge: “È un vantaggio del federalismo. Questo è forse uno dei pochi settori in cui il Ticino ci guadagna qualcosa. E mai nessuno lo ha messo in discussione. Noi, col cinque per cento della popolazione nazionale, abbiamo una quota parte del canone radiotelevisivio davvero molto importante. Ma si tratta comunque di importi molto elevati”.

Non so dire se sia giusto parlare di sprechi, conclude Foletti, “perché anche quando ero membro del consiglio direttivo della CORSI non ho mai potuto vedere le cifre. E quindi non ho sufficienti elementi. Quello che però posso dire tranquillamente è che si tratta di cifre impressionanti e qualche riflessione si dovrebbe fare. Tutti sono obbligati a pagare il canone, è diventata praticamente un’imposta. Ma è un’imposta sulla quale non si può disquisire perché non c’è diritto di referendum”.

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