CRONACA
Xenofobia e antisemitismo, Elio Bollag: "In fondo siamo tutti razzisti, ma... E sulle persecuzioni degli ebrei la Chiesa..."
Il rappresentante della comunità ebraica di Lugano parla del caso Liliana Segre: "Scandaloso che in Italia si ripeta quello che successe durante la guerra con le leggi del nazismo"
TiPress

TICINO – Insulti e cori a sfondo razzista a calciatori di colore, frasi sui social colme d’odio per omosessuali, mussulmani, ebrei, disabili e stranieri in generale. È questo – stando ai dati raccolti da SWG – lo scenario quotidiano che vive l'Italia. Gli haters sul web non perdonano nessuno: nei giorni scorsi alla senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell'Olocausto e attiva testimone della Shoah italiana, è stata concessa la scorta dopo gli insulti del web.

In Italia – come in altre parti del Mondo – il razzismo cresce a dismisura. Lo conferma anche Vox, la piattaforma digitale che tramite un algoritmo passa in rassegna tutti i tweet ‘velenosi’. E i dati non sono affatto confortanti: in dieci anni il numero di tweet antisemiti si è decuplicato.

Dell’antisemitismo, del razzismo in generale e della situazione di Liliana Segre abbiamo parlato con Elio Bollag, rappresentante della comunità ebraica di Lugano.

Bollag, il 2020 è ormai alle porte ma il razzismo dilaga ancora sotto ogni forma. Si riuscirà mai a vivere in totale civiltà?

“È bene premettere che tutti siamo razzisti, chi più e chi meno. La paura del diverso è una cosa che dobbiamo amministrare con noi stessi. È una specie di morbo potenziale che uno può anche annullare, ma che cerca sempre di farsi vivo”.

Una ‘tregua’, dunque, non è possibile? 

“Per essere possibile, è possibile. Con un po’ di cultura e lotta verso l’ignoranza si può debellare quello che abbiamo dentro di noi che è sempre pronto a scattare quando vediamo un fenomeno al quale non siamo preparati”.

Concorda con chi ritiene che I social hanno (ri)alimentato il razzismo?

“Ogni forma di razzismo, in senso ampio, è differente da un’altra. C’è quello per il colore della pelle, quello della religione, quello verso l’avversario politico. C’è sempre una grande scelta per trovare una via d’uscita dai nostri problemi. Con l’avvento dei social si sono annullate le distanze: si può raggiungere qualsiasi parte del mondo e fare una pubblicità negativa (o positiva) molto velocemente. Come disse Goebbels “se ripeti una calunnia 200 volte diventa verità”. Ecco, i social sono un amplificatore molto importante: un’arma con cui si può moltiplicare il razzismo”.

A Liliana Segre hanno concesso la scorta. È un fatto che la preoccupa?

“Non accetto l’antisemitismo, ma devo dargli una realtà. Fossi in Lilliana Segre avrei rifiutato la scorta perché è inconcepibile che una persona che ha vissuto quello che ha vissuto e a quell’età debba essere ‘ridisturbata’ da una scorta. È scandaloso che in Italia si ripeta un po’ quello che successe una volta durante la guerra con le leggi del nazismo e quello che è stato fatto con il rastrellamento degli ebrei”.

E in Ticino com’è la situazione?

“Abbastanza buona. Questo morbo non si fa sentire molto. Sicuramente è latente in molte parti politiche e religiose, ma in Ticino siamo dei privilegiati e non lo sentiamo”.

Però le campagne di sensibilizzazione non sembrano bastare. Cosa e chi può fare di più?

"Chi potrebbe fare qualcosa in più è sicuramente la Chiesa cattolica in tutte le sue posizioni: a cominciare dal Papa fino ai semplici preti. Devono fare capire che quello c’è stato una volta deve essere finalmente annullato. Non dimentichiamo che il Cristianesimo è “figlio” dell'ebraismo. La Chiesa dovrebbe assolutamente fare qualcosa di più per eliminare l’antisemitismo, portando parte della colpa delle persecuzioni”. 

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