CRONACA
Paolo Crepet sulla violenza giovanile: "Famiglia e scuole assenti. C'è solo una cosa da fare, togliere i social ai più giovani"
Lo psichiatra e sociologo: "I cambiamenti sono in atto da anni, ma sembra che facciamo finta di niente. I docenti mi scrivono impauriti"

MILANO – Capotreno accoltellato, un 12enne che usa la stessa arma per ferire un compagno di scuola. La nuova generazione scrive pagine di violenza e gli episodi sono all'ordine del giorno. Sul tema, il Corriere della Sera ha intervistato lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet. 

"Cosa sta succedendo? Non è una cosa recente. I cambiamenti sono in atto da anni, ma non vogliamo accorgercene. Lo dico chiaramente: ai ragazzini non bisogna concedere serate a base di alcol, droga e sesso. A 13 anni non diamo la patente per guidare, ai nostri figli viene data quella di adulto. I social sono stati dei moltiplicatori di violenza incredibili, come passare da una 500 a una Formula 1".

Cosa si può fare, allora, per contrastare un'onda che sembra purtroppo aver preso piede. "Bisogna - risponde Crepet - vietare i telefonini almeno fino a 12 anni". E le famiglie? "La famiglia non c'è più, intesa anche in senso più contemporaneo. I genitori non sanno cosa fare. L'unica cosa che hanno capito è che bisogna concedere tutto ai figli. I genitori di questi dodicenni sono i peggiori della storia perché sono cresciuti con l'idea che mettere limiti è una cosa riprovevole".

E ancora: "Anche la scuola è sparita. Alcuni insegnanti mi scrivono imbarazzati, intimoriti. Hanno paura a fare qualsiasi cosa. Perché vengono derisi e diventano oggetto di violenza. Comandano i ragazzini e se un docente li punisce, arriva un genitore a protestare". Crepet insiste: "Lo ripeto, bisogna togliere i social ai più piccoli. Sarebbe una decisione forte, ma giusta". 

 

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