CRONACA
Benzina, il crollo dei prezzi a Bellinzona: la COMCO non apre un'inchiesta
Dopo l'arrivo di Etzelpark, i distributori concorrenti avevano abbassato i prezzi anche di 20 centesimi al litro. Per l'autorità federale è una normale reazione del mercato. Ma il socialista Benoît Gaillard contesta la decisione: "Deplorevole"
TiPress / Samuel Golay

BELLINZONA – Bastano venti centesimi al litro per accendere un caso politico. Tanto erano scesi, alla fine di giugno, i prezzi della benzina in diversi distributori lungo la strada cantonale tra Arbedo e Camorino, dopo l'apertura della nuova stazione automatizzata Etzelpark in via Zorzi, a Bellinzona. Una diminuzione tanto rapida quanto diffusa, che aveva sollevato una domanda: se i gestori potevano abbassare così facilmente le tariffe, perché non lo avevano fatto prima? E soprattutto, i prezzi praticati fino a quel momento erano il risultato di una qualche forma di accordo tra concorrenti?

La risposta della Commissione della concorrenza (COMCO) è arrivata ed è negativa. Non sono emersi indizi concreti di intese illecite e, di conseguenza, l'autorità federale non aprirà una procedura. A rivelarlo è il Corriere del Ticino, che ha avuto accesso a una lettera del 3 settembre indirizzata al consigliere nazionale socialista vodese Benoît Gaillard, autore della segnalazione.

La vicenda era cominciata con l'arrivo a Bellinzona di Etzelpark, operatore già attivo nella Svizzera tedesca, che aveva immediatamente proposto prezzi inferiori a quelli della concorrenza. Nel giro di poco tempo, anche altre stazioni di servizio della zona avevano ritoccato verso il basso i propri listini, con riduzioni fino a venti centesimi al litro. Un fenomeno che aveva alimentato discussioni sui social e provocato anche un'interrogazione al Consiglio di Stato del deputato e municipale leghista Mauro Minotti.

Il Governo ticinese, rispondendo all'atto parlamentare, aveva escluso la necessità di rivolgersi alla COMCO. Diversa la scelta di Gaillard, che il 20 luglio aveva trasmesso all'autorità federale una segnalazione accompagnata da un'analisi dei prezzi. Il documento evidenziava variazioni simultanee e andamenti molto simili tra distributori appartenenti a marchi differenti, chiedendo di verificare l'eventuale esistenza di accordi contrari alla legge sui cartelli.

La Commissione ha esaminato il materiale, ma non vi ha trovato elementi sufficienti per sospettare un'intesa. La spiegazione è soprattutto economica: quando arriva un concorrente capace di vendere a prezzi inferiori, gli altri operatori devono reagire per non perdere clienti.

"Quando una nuova stazione di servizio entra sul mercato con costi potenzialmente inferiori e prezzi più bassi, le stazioni vicine devono adeguare le proprie tariffe per poter continuare a servire una clientela sensibile ai prezzi", scrive la COMCO. E precisa che le riduzioni osservate in Ticino "non costituiscono quindi, da sole, un indizio concreto di accordi sui prezzi tra gestori di stazioni di servizio".

Il punto centrale è la distinzione tra un'intesa illecita e quello che, nel linguaggio della concorrenza, viene definito comportamento parallelo. Due o più imprese possono praticare prezzi uguali, oppure modificarli nello stesso momento, senza essersi accordate. È sufficiente che ciascuna osservi le mosse dei concorrenti e decida autonomamente di adeguarsi.

Nel settore dei carburanti questo meccanismo è particolarmente evidente. Benzina e diesel sono prodotti sostanzialmente omogenei e i prezzi sono esposti su grandi cartelli visibili dalla strada. Per conoscere la tariffa praticata dal distributore vicino non occorre dunque alcuno scambio riservato di informazioni: basta passarci davanti.

Secondo la COMCO, questa trasparenza favorisce adeguamenti rapidi e spiega perché, all'interno di una stessa regione, i prezzi possano muoversi quasi contemporaneamente e mantenersi entro margini relativamente ristretti.

L'autorità federale ha inoltre sollevato dubbi sulla qualità dei dati presentati da Gaillard. In particolare, non sarebbe possibile stabilire se le rilevazioni coincidano con il momento esatto in cui un prezzo è stato modificato oppure si limitino a fotografare una tariffa già in vigore. Una differenza decisiva per ricostruire la sequenza delle variazioni e valutare l'eventuale presenza di comportamenti coordinati.

Non è neppure la prima volta che la Commissione affronta la questione. Nel 2025 aveva già condotto un'osservazione del mercato svizzero dei carburanti, esaminando 22 gestori che amministrano gran parte delle oltre 3.300 stazioni di servizio presenti nel Paese. Anche allora gli approfondimenti non avevano fatto emergere indizi di violazioni della legge sui cartelli.

La decisione non convince però Benoît Gaillard. Interpellato dal Corriere del Ticino, il parlamentare socialista definisce "deplorevole" la posizione della COMCO, accusandola di interpretare il proprio mandato in maniera eccessivamente restrittiva.

Gaillard ritiene che, anche in assenza degli elementi necessari per aprire un'inchiesta, l'autorità dovrebbe quantomeno avviare un monitoraggio del mercato. E chiama in causa direttamente il Consiglio federale, chiedendo un intervento più deciso sui prezzi dei carburanti, anche attraverso un confronto con importatori e distributori per contenere i margini di guadagno.

Il parlamentare richiama inoltre il rischio di profitti eccessivi, il cosiddetto price gouging, in un settore che incide sensibilmente sui bilanci delle famiglie, soprattutto di quelle che non possono fare a meno dell'automobile. Una battaglia che promette di proseguire a Berna.

Per la COMCO, invece, il caso bellinzonese non giustifica ulteriori accertamenti nell'ambito di una procedura per accordi illeciti. La documentazione è stata comunque trasmessa al Sorvegliante dei prezzi, Stefan Meierhans.

Resta un dato che ha contribuito ad alimentare la polemica fin dall'inizio: è bastato l'ingresso di un nuovo operatore per provocare un ribasso consistente dei prezzi in diversi distributori della regione. Per l'autorità federale è il segno che la concorrenza funziona. Per chi aveva sollevato il caso, è anche il motivo per cui vale la pena continuare a interrogarsi sul funzionamento del mercato dei carburanti.

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