La richiesta arriva dopo la presa di posizione del 17 settembre, nella quale il consigliere di Stato ha ricostruito la vicenda

BELLINZONA - L’MPS chiede l’attivazione dell’alta vigilanza parlamentare sull’operato del consigliere di Stato Norman Gobbi in relazione a una segnalazione che l’allora responsabile del Dipartimento delle istituzioni avrebbe ricevuto nel settembre 2021 e che riguardava possibili violazioni penali attribuite all’allora consigliere di Stato Claudio Zali. La richiesta arriva dopo la presa di posizione resa pubblica da Gobbi il 17 settembre, nella quale il consigliere di Stato ha ricostruito la vicenda sostenendo di non avere intrapreso ulteriori azioni perché la questione, a suo dire, «risultava già sottoposta all’autorità giudiziaria competente».
Nel comunicato, l’MPS sottolinea però un elemento che considera meritevole di approfondimento parlamentare. Il giorno precedente, durante la seduta del Gran Consiglio, il movimento aveva ripresentato un’interpellanza intitolata «Le sfortunate frequentazioni private del ministro Zali», già depositata il 31 marzo 2025. L’atto poneva al Consiglio di Stato tre domande sulla vicenda. Secondo l’MPS, né il Governo né Gobbi avevano ritenuto di informare il Parlamento dell’esistenza della segnalazione ricevuta nel 2021, mentre meno di 24 ore dopo Gobbi aveva scelto di renderne pubblici alcuni elementi.
L’MPS sostiene inoltre che vi siano differenze tra il contenuto della segnalazione così come riportato in una e-mail inviata dalla donna deceduta al consigliere nazionale Lorenzo Quadri e la versione successivamente fornita da Gobbi alla stampa. Proprio su questi aspetti il movimento chiede che sia la Commissione della gestione e delle finanze, nell’ambito delle proprie competenze di alta vigilanza, a verificare quanto accaduto.
La questione riguarda dunque due piani distinti: da una parte l'eventuale rilevanza penale dei fatti segnalati nel 2021, che spetta alle autorità di perseguimento penale accertare; dall’altra il comportamento tenuto da un membro del Governo nell’esercizio delle proprie funzioni di fronte a una segnalazione relativa a possibili reati.
Che cos’è, concretamente, l’alta vigilanza
Il termine «alta vigilanza» viene utilizzato frequentemente nel dibattito politico, ma non equivale a un’indagine penale.
La Legge sul Gran Consiglio stabilisce che il Parlamento esercita l’alta vigilanza sul Consiglio di Stato e sui tribunali. La legge indica anche i criteri attraverso i quali deve essere esercitata: legalità, conformità all’ordinamento vigente, adeguatezza, efficacia ed economicità.
In materia amministrativa, il compito spetta in particolare alla Commissione della gestione e delle finanze, che può chiedere informazioni al Consiglio di Stato, all’Amministrazione e agli enti sottoposti all’alta vigilanza e può consultare la relativa documentazione, fatti salvi i limiti previsti dalle leggi speciali e dagli interessi preponderanti. La Commissione può inoltre procedere, con il consenso del Consiglio di Stato, all’audizione di persone subordinate all’Esecutivo.
L’alta vigilanza, però, non consente al Parlamento di sostituirsi al Governo nelle singole decisioni amministrative né alla Magistratura nelle decisioni giudiziarie. La legge precisa espressamente che non permette di abrogare o modificare decisioni, impartire istruzioni per una singola decisione o esercitare un controllo di merito sulle singole decisioni giudiziarie e amministrative.
È quindi, in sostanza, uno strumento di controllo politico-istituzionale sul funzionamento delle autorità sottoposte alla vigilanza parlamentare. La Commissione può esaminare documenti, chiedere spiegazioni, ricostruire procedure e verificare se l'attività dell'Amministrazione sia stata condotta secondo i criteri stabiliti dalla legge. Al termine, le commissioni investite di compiti di alta vigilanza possono anche formulare raccomandazioni all'autorità responsabile.
C'è poi una distinzione importante anche rispetto alla Magistratura. L'alta vigilanza non serve a stabilire se una persona abbia commesso un reato: questo è compito delle autorità penali. Il Codice di procedura penale federale disciplina infatti l'attività investigativa della polizia e l'istruzione del Ministero pubblico, mentre l'articolo 302 stabilisce gli obblighi di denuncia previsti per le autorità.
La questione dell'obbligo di denuncia
Ed è proprio qui che si colloca uno degli interrogativi sollevati dall’MPS. L'affermazione secondo cui Gobbi avrebbe avuto un «obbligo legale» di segnalare eventuali fatti penalmente rilevanti va però precisata alla luce delle norme applicabili.
Il Codice di procedura penale svizzero stabilisce che sono le autorità penali ad avere l'obbligo di denunciare alle autorità competenti i reati constatati o loro segnalati nell'ambito dell'attività ufficiale, mentre spetta alla Confederazione e ai Cantoni disciplinare l'obbligo di denuncia per i membri delle altre autorità.
Per il Ticino, la legislazione cantonale prevede specifici obblighi di denuncia per diverse categorie di autorità e funzionari. La normativa cantonale sull'organizzazione giudiziaria, ad esempio, stabilisce espressamente l'obbligo per i magistrati di denunciare i crimini e i delitti perseguibili d'ufficio constatati o segnalati nell'esercizio della loro funzione.
Per questo, nel caso Gobbi, l'eventuale obbligo specifico applicabile alla sua posizione e alle circostanze del 2021 è uno degli aspetti che possono essere verificati sul piano giuridico e istituzionale, senza dare per acquisita la conclusione dell’MPS.
Ed è proprio questa, in fondo, la funzione dell’alta vigilanza evocata dal movimento: non stabilire se Zali abbia commesso un reato, né sostituirsi al Ministero pubblico, ma verificare se il comportamento tenuto da un membro del Governo davanti a una segnalazione di quel tipo sia stato conforme ai suoi obblighi istituzionali e alle regole che disciplinano l'Amministrazione cantonale.
La richiesta dell’MPS dovrà ora essere valutata dagli organi parlamentari competenti. La Commissione della gestione e delle finanze è infatti l'organo cui la legge attribuisce l'alta vigilanza in materia amministrativa.