Il presidente del PPD cita San Paolo. Al centro degli interventi il preventivo e i tagli alla spesa pubblica. Beltraminelli: "Dobbiamo ridurre i nostri standard". Guarda le foto del congresso

LUGANO – Il preventivo, i tagli, la crisi, le alleanze e il futuro. E una parola su tutte: responsabilità. Al centro del congresso del PPD, svoltosi oggi pomeriggio nell’aula magna dell’Università di Lugano, c’erano i temi caldi della politica cantonale, in particolare il nodo delle finanze pubbliche.
In sintesi, i tre interventi congressuali si possono riassumere così: Giovanni Jelmini, il presidente: “Meno sprechi, più investimenti”. Paolo Beltraminelli, il ministro: “Sono ottimista. Ma dobbiamo ridurre i nostri standard”. Fiorenzo Dadò, il capogruppo: “Né tricicli né sante alleanze: con Plr e Lega una visione comune”.
Giovanni Jelmini: “Chi non lavora non mangi”
“Stiamo attraversando un momento di crisi – ha esordito il presidente Giovanni Jelmini - crisi delle finanze pubbliche, crisi del settore finanziario, di quello economico, occupazionale, crisi anche delle idee e della politica che fatica a capire la natura stessa della crisi e quindi non è in grado di indicare la via per uscirne”.
Sono tre i principi che riteniamo importanti, ha aggiunto: la responsabilità, la solidarietà e la sussidiarietà. “La responsabilità significa innanzitutto che ad ogni comportamento umano sia corrisposta una determinata conseguenza. San Paolo di fronte a chi voleva farsi mantenere dalla prima comunità cristiana diceva con estrema franchezza: chi non lavora, non mangi”.
E sul nodo delle finanze pubbliche: “Noi chiediamo una migliore gestione della spesa - convinti che vi sono i margini - perché vogliamo che le risorse recuperate vengano liberate e investite in progetti innovativi che possano creare opportunità di crescita, di sviluppo e di occupazione. Se da una parte quindi chiediamo di ridurre la spesa pubblica, iniziando dagli sprechi, dall’altra chiediamo di aumentare la spesa per gli investimenti perché investire - evidentemente nei settori e secondo le modalità più appropriate - significa creare per il futuro occasioni di crescita economica ed occupazionale”.
Beltraminelli: “Non confondiamo il tempo con il clima”
Il consigliere di Stato Paolo Beltraminelli ha puntato sull’ottimismo: “Sono ottimista perché per la prima volta da vent’anni vedo la maggioranza del Gran Consiglio chiedere a gran voce sforzi supplementari di contenimento del deficit. La risolutezza dimostrata da tre partiti di Governo, tanti sono necessari per far passare il preventivo, nel pretendere sforzi ulteriori di contenimento del deficit, si sta dimostrando salutare. Il Consiglio di Stato ha trovato in tempi rapidi, ulteriori, sottolineo ulteriori, 18 milioni”.
È un ottimo segnale – ha aggiunto il ministro - se si considera che il Gran Consiglio finora ha sempre peggiorato i conti dello Stato. “L’ultima volta in ordine di tempo solo l’anno scorso. Spesso l’ha fatto confidando, come ripetutamente è successo, in risultati a Consuntivo di gran lunga migliori rispetto a quanto previsto a preventivo. Ma i tempi sono cambiati e già il consuntivo 2012 comporterà un importante disavanzo.”
E Beltraminelli ha concluso: “L’ottimista che sono non riesce a credere che il Gran Consiglio, con quasi 80 deputati eletti nelle liste dei partiti che siedono in Governo, e il Consiglio di Stato, non trovino un accordo sul Preventivo. Il braccio di ferro a oltranza non serve perché i problemi di questo Paese non si esauriscono con il Preventivo 2013. Soprattutto quando si devono prendere decisioni importanti non bisogna confondere il tempo con il clima. Il tempo è come una fotografia: è istantaneo e può essere bello o brutto. Il clima è invece una tendenza che evolve più lentamente ma è il fattore decisivo per prendere le decisioni corrette. In un sentiero di crescita sostenibile e non vulnerabile sono necessarie riforme e una riduzione controllata dei nostri standard, delle prestazioni in esubero erogate dall’ente pubblico, introducendo meccanismi che favoriscano un uso parsimonioso delle risorse e degli incentivi per raggiungere questo risultato”.
Fiorenzo Dadò: “Né tricicli né sante alleanze”
“Onde sbarazzare immediatamente il campo da possibili confusioni – ha detto nel suo intervento il capogrupo Fiorenzo Dadò -, peraltro create ad arte e in modo furbesco dopo la oramai famosa cena di Medeglia, tutto questo non ha niente a che fare con sante alleanze o, per usare un termine infantile e ridicolo, a tricicli, magari con l’intento di seminar zizzania o cercare un nuovo divertimento tutto ticinese”.
Ha spiegato che oggi il quadro politico è cambiato: “In Gran Consiglio, per far passare qualcosa, oggi non bastano due partiti, ma ce ne vogliono tre. Detto questo, noi siamo e restiamo indipendenti e ci alleeremo solo con chi, a dipendenza del tema in discussione, condividerà i nostri valori e la nostra posizione”.
Niente alleanze precostituite, dunque, ma solo un’unità di vedute tra Ppd, Plr e Lega: “Ad accomunare i tre presidenti e i tre capigruppo con tutti i loro colleghi deputati, pur con le evidenti variazioni e metodi, c’è pertanto una sola e vera verità, che possiamo riassumere con la parola preoccupazione e senso di responsabilità. E la miglior risposta alle preoccupazioni della vita, c’è solo l’impegno, la serietà, il coraggio e la fiducia”.
Poi, come Beltraminelli, Dadò ha ricordato il clima del Parlamento di un anno fa: “Nell’autunno dello scorso anno ci trovammo confrontati con un preventivo analogo, fatto di cifre pesantemente in rosso, continui aumenti della spesa strutturale e praticamente nessuna concreta soluzione per invertire la rotta. La misera fine che fece quel documento la videro tutti, segnando uno tra i momenti meno edificanti della politica parlamentare di questi decenni. Al fotofinish, i conti furono condotti in porto, completamente tagliuzzati e pesantemente peggiorati a seguito di minacce di referendum e di equilibrismi tattici, solo da noi e dai liberali radicali. Tutti gli altri, dopo aver contribuito per bene a peggiorarli con un estenuante tira e molla, se ne sono guardati bene dall’assumersi le loro responsabilità”.
Il nostro gruppo, con un documento scritto, consegnato alla commissione della Gestione e al Governo – ha ricordato - si disse contrariato e non più disposto a questo mercato. “Pertanto ci impegnammo a dare indicazioni ed esprimere tutta la nostra preoccupazione per l’andamento delle finanze e della macchina statale, che se non corrette con un’immediata inversione di rotta e riforme puntuali, porteranno questo Cantone a guai molto seri e di ben più complessa soluzione. E in assenza di risposte, anche qui fummo espliciti, il PPD non avrebbe più approvato i conti”.
E ha concluso: “Ma dire basta e limitarsi a quello, non è sufficiente e soprattutto non porta da nessuna parte. Queste cose le possono fare i partiti all’opposizione o i venditori di fumo. Un Partito di Governo no. Alle critiche è necessario far seguire delle proposte, e indicare una via positiva verso il futuro”.
Red