Il deputato è l'unico esponente PPD nel comitato referendario: "Le attuali condizioni economiche, disoccupazione in primis, potrebbero indurre a barattare la scheda di voto con un posto di lavoro"

LUGANO – Il PPD è da sempre tendenzialmente favorevole al voto per corrispondenza. Lo scorso 15 aprile il Gran Consiglio ha approvato – con voto nominale chiesto dai socialisti - l’iniziativa parlamentare del leghista Angelo Paparelli con un risultato perentorio: 42 favorevoli, 24 contrari e un astenuto. Paparelli chiedeva l’introduzione del voto per corrispondenza anche per le consultazioni cantonali e comunali.
È la terza volta in pochi anni che il Parlamento affronta la questione: nel 2006 venne bocciata l'iniziativa di Giovanni Jelmini, oggi presidente del PPD, e nel 2010 quella della deputata, pure PPD, Nadia Ghisolfi. Contro la decisione parlamentare, ll 7 maggio è nato un gruppo interpartitico coordinato dal deputato PLR Franco Celio che ha lanciato un referendum. Per sottoporre a votazione popolare il voto per corrispondenza generalizzato occorrono 7'000 firme, che vanno raccolte entro il 7 giugno.
Armando Boneff è l’unico esponente del PPD nel comitato referendario.
Scusi, Boneff, ma cosa ci fa un popolare democratico nel comitato referendario in netta contrapposizione con la visione del suo partito?
“Da sempre mi sono chiaramente profilato contro il voto generalizzato per corrispondenza. Già nel 2010 con il mio voto contrario scaturì un risultato ex aequo che determinò la bocciatura dell’iniziativa parlamentare di Nadia Ghisolfi. Evidentemente la mia non è una posizione di comodo perché potrebbe essere erroneamente interpretata come uno sgarbo al mio partito. Per me la segretezza del voto è un baluardo della democrazia e un tassello fondamentale di quella libertà conquistata a caro prezzo e che oggi, per vari motivi, stiamo smantellando senza rendercene conto. Dai telefonini che tracciano ogni nostro spostamento, alla rete internet che registra il nostro stile di vita, alle telecamere installate ad ogni crocevia. Per me la difesa della libertà di voto è una questione di principio che in nessun modo lede i valori di riferimento del PPD”.
Cosa risponde a coloro che ritengono il voto generalizzato per corrispondenza una soluzione al passo con i tempi, con una popolazione più matura capace di fronteggiare le eventuali pressioni dei “galoppini” e meno propensa a spostarsi per recarsi ai seggi?
“Sicuramente vi è stata un’evoluzione nella mentalità della popolazione, e pure in quella dei partiti. Se così non fosse non mi sarebbe concesso di profilarmi controcorrente rispetto al mio partito senza subire alcuna pressione interna. Tuttavia sono meno ottimista dei miei colleghi del PPD in quanto ritengo che le condizioni “ambientali” sfavorevoli (disoccupazione in primis) non costituiscano un humus ideale per favorire il rispetto dell’indipendenza dei cittadini”.
In che senso?
“Nel senso che quando si è nell’indigenza, perseguire il soddisfacimento dei propri bisogni primari diventa prioritario, anche barattando una scheda di voto per una prospettiva di miglioramento. Quanto al disturbo di recarsi ai seggi, beh… mi sembra un’inezia confrontata con i popoli che per votare rischiano la vita. Inoltre credo che l’assenteismo dipenda soprattutto dalla sfiducia dei cittadini nei confronti della politica. In qualche Cantone dove già si vota per corrispondenza non mi pare ci sia stato un aumento di partecipazione. A mio avviso è importante firmare il referendum ricordando che non si tratta di decidere adesso se introdurre o meno il voto di corrispondenza, ma di dare la possibilità a tutti i cittadini di esprimersi sulla propria libertà. Nel frattempo, ciascuno ha la possibilità di riflettere”.
emmebi