POLITICA E POTERE
Inchiesta BancaStato, ecco i contenuti della lettera d'intenti che ha inguaiato i vertici
I vertici di BancaStato posero tre condizioni alla FaciliTi per ottenere il mandato e subentrare alla ISS. Bulla e Arrigoni respingono però le accuse

LUGANO - Ecco i contenuti della lettera d'intenti che ha portato all'apertura di un'inchiesta penale nei confronti del direttore generale, Bernardino Bulla, e del responsabile dell’Area compiti speciali, Renato Arrigoni. Il documento fu sottoscritto nel dicembre del 2012 tra l’istituto di credito e l’allora direttore della ISS Adriano Kohler, che aveva preannunciato l’intenzione di lasciare la società di servizi per fondarne una propria, la FaciliTI. La banca s’era detta disposta a valutare una sua futura offerta, ma a patto di soddisfare alcuni requisiti, come ha reso noto questa sera il Quotidiano della RSI.

Tre erano le condizioni contenute nella lettera d'intenti. Primo: la regolare costituzione dell’azienda (poi avvenuta nel luglio 2013). Secondo: la sua solidità finanziaria. La FaciliTI – terza condizione – avrebbe anche dovuto dimostrare di avere una governance adeguata. Vale a dire un assetto organizzativo e gestionale all’altezza del mandato milionario. Oltre a queste pre-condizioni, la nuova ditta s’impegnava ad assumere tutto il personale (una sessantina di dipendenti) passati a suo tempo da BancaStato alla ISS. Del documento, redatto in due esemplari, la procura ha ricevuto solo una bozza. Bozza contenuta in una mail interna alla banca, e che l’istituto stesso ha consegnato agli inquirenti nei giorni scorsi.

Sulla base di questo documento, la procuratrice Fiorenza Bergomi contesta i reati a Bulla e Arrigoni. Entrambi sono accusati di complicità in concorrenza sleale. Bulla è accusato inoltre di falsa testimonianza. A verbale avrebbe taciuto infatti dell’esistenza della lettera intenti. Contro Arrigoni, che l’avrebbe eliminata, l’ipotesi è invece quella di soppressione di documento. 

Bulla e Arrigoni, sempre stando alla RSI, respingono però ogni addebito. “Quando mi fu rivolta la domanda – ha spiegato ieri alla procuratrice Bernardino Bulla – non ne compresi appieno la portata. Se non menzionai la lettera fu soltanto per questo motivo.”

Arrigoni, dal canto suo, ha ammesso d’averla distrutta assieme ad altri documenti. “Ma lo feci – ha precisato a verbale – perché dopo aver firmato il contratto con la FaciliTI, ormai non servivano più.” Insomma, Bulla e Arrigoni ritengono di aver agito in maniera corretta, e nell’esclusivo interesse della banca.

Anche gli altri due indagati, il titolare della FaciliTI e un secondo ex-dipendente della ISS, contestano con fermezza le accuse. Compresa l’amministrazione infedele, nella misura in cui la lettera d’intenti non avrebbe danneggiato, a loro giudizio, la ISS. 

 

 

 

 

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