POLITICA E POTERE
Consiglio federale in arrivo a Lugano, Casalini: “Consegneremo loro il secondo memorandum e se ancora non ci ascoltano…”
Tutto pronto per la manifestazione organizzata dai consiglieri comunali Casalini, Galeazzi e Sanvido in occasione dell’incontro dei ministri con la popolazione: “Ci presenteremo ‘armati’ solo di bandiere ticinesi, per rivendicare le nostre richieste”

LUGANO – Tutto pronto per l’arrivo del Consiglio federale che lunedì, a margine della Conferenza annuale degli ambasciatori, incontrerà anche la popolazione (alle 16.15 è previsto un breve momento istituzionale nel patio di Palazzo Civico, che potrà esser seguito da tutti grazie agli altoparlanti posti all’esterno, immediatamente dopo i ministri si intratterranno sulla piazza con la popolazione presente fino alle ore 17.30).

Tutto pronto anche al lato opposto delle ‘barricate’ però. È infatti da qualche settimana che, tramite il proprio profilo Facebook, il consigliere comunale leghista di Lugano Daniele Casalini, insieme ai colleghi Andrea Sanvido e Tiziano Galeazzi (UDC), in veste di privato cittadino, sta organizzando una manifestazione, pacifica – ci tiene a sottolineare –,  per ‘accogliere’ il Consiglio federale presentando loro un messaggio dal Ticino (vedi testo della lettera in fondo all’articolo).

O meglio, un secondo messaggio. Come spiega infatti Casalini raggiunto da Liberatv, la manifestazione nasce come secondo atto della trasferta a Berna dell’11 dicembre scorso quando i tre consiglieri, accompagnati da una settantina di cittadini, si recarono nella Capitale per consegnare alla Deputazione ticinese il memorandum in cui elencavano “alcuni punti molto delicati riguardanti la situazione occupazionale in Ticino”.

Da allora, sottolinea Casalini, quasi nulla è cambiato: “A parte l’iva sui padroncini, poco e niente è stato fatto di quello che il Ticino chiede ormai da troppo tempo. Perciò abbiamo deciso di riprovarci, approfittando della presenza del Consiglio federale a Lugano, per consegnare loro questo ‘memorandum II’ in cui abbiamo condensato le nostre richieste in due soli punti, ma fondamentali: attuare le misure per far sì che vengano preferiti il personale indigeno e residente e aumentare i mezzi della Commissione tripartita cantonale”.

L’appuntamento, aggiunge Casalini, è quindi alle 16 in Piazza della Riforma: “Ma la nostra è una richiesta di presenza pacifica, andremo a consegnare le nostre richieste ‘armati’ solo di bandiere ticinesi”.

Se l’organizzazione della manifestazione è stata studiata con meno anticipo rispetto alla trasferta bernese, contando sul passaparola in Facebook, il messaggio verrà invece recapitato con tutti i crismi: “Abbiamo contattato chi di dovere, compreso il sindaco Borradori, per far sì che la consegna del memorandum avvenga in maniera ufficiale, direttamente nelle mani dei Consiglieri federali”, assicura Casalini.

Infine, chiediamo a Casalini, quali sono le aspettative? Insomma, se, come noto, nonostante il primo memorandum e i molti messaggi lanciati dal Ticino (senza dimenticare il voto del 9 febbraio), nulla è cambiato, cosa fa sperare in un esito diverso?

“L’esito è sempre un grande punto di domanda. Personalmente mi auguro che, come sembrerebbe, la loro visita a Lugano sia già l’inizio di un segnale di interesse nei confronti del Ticino. L’aspettativa quindi è certamente che si comincino ad attuare le nostre richieste, o, per lo meno, che sia l’occasione per aprire un canale di comunicazione. Di ricevere un segnale di ascolto da parte della Confederazione insomma”.

E se così non dovesse essere… “Io spero che questa nostra seconda azione faccia capire che noi siamo determinati. Ma se rimarremo ancora inascoltati, allora si parlerà di iniziative più incisive. Non voglio anticipare nulla, ma assicuro che torneremo alla carica con qualcosa di più concreto”.

Il secondo memorandum: tutela del personale indigeno e residente e rinforzo dei mezzi della Tripartita

Ecco quindi, a seguire, il testo integrale della lettera che verrà consegnata lunedì ai Consiglieri federali in visita a Lugano.

Onorevole Signor Presidente,
Onorevoli Signore e Signori Consiglieri Federali,

Tiziano Galeazzi, Daniele Casalini e Andrea Sanvido (Consiglieri Comunali di Lugano), accompagnati da una settantina di cittadine e cittadini del Canton Ticino, lo scorso 11 dicembre ci recammo a Berna per consegnare alla Deputazione Ticinese alle Camere, un memorandum con alcuni punti molto delicati riguardanti la situazione occupazionale in Ticino. Siamo qui oggi a riformulare questi punti perché da dicembre 2013, passando per la votazione federale del 9 febbraio a oggi, nulla o quasi è cambiato in Svizzera e cosi nel nostro Cantone Ticino.

PERSONALE INDIGENO E RESIDENTE

Dal 9 febbraio scorso, il CF, su mandato del popolo (votazione accolta) ha ricevuto il compito di elaborare delle soluzioni per arrestare-rimodellare la sempre più “invasione” di manodopera estera nel mondo occupazionale elvetico. Ebbene in Ticino la manodopera estera è solo aumentata e il “frontalierato” ha superato la soglia delle 60'000 unità senza contare le migliaia di “padroncini distaccati”. Riteniamo che una campagna di sensibilizzazione gestita dalla Confederazione che indirizzi i datori di lavoro nell’assumere principalmente personale indigeno o con permesso di residenza con conseguente effetto positivo sulla nostra cassa di disoccupazione possa essere un primo passo per arrestare questa invasione incontrollata.

TRIPARTITA CANTONALE

Aumento da parte della confederazione di fondi e personale per contribuire a potenziare i controlli eseguiti dalla Commissione tripartita Cantonale responsabile alla valutazione del dumping salariale e alle situazioni sospette d’assunzione di mano d’opera estera e il mancato rispetto dei contratti collettivi con salari minimi e di quelli senza. Anche questo punto è fondamentale, perché oramai nel mercato del lavoro si è creata una spirale che è oramai fuori controllo. Troppi casi di persone che sono sostituite da personale estero a sottocosto e troppe persone licenziate per far posto ad altre meno onerose. Un fenomeno costante e preoccupante riguarda la nostra gioventù (25-35 anni) e cittadine e cittadini con oltre cinquanta anni che non riescono più a entrare nel mondo del lavoro per una questione “di costi” rispetto alla manodopera di oltre frontiera.

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