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Politica e Potere
04.10.2014 - 14:480
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:41

Savoia striglia i Verdi Nazionali: "Il 9 febbraio non si tocca"

Il coordinatore dei Verdi critica le posizione espresse dalla presidente nazionale Adèle Thorens: "Il popolo ha ordinato e la politica deve solo trottare. Un errore clamoroso fare Sante Alleante contro l'UDC. Noi siamo prima ticinesi e poi Verdi"

BELLINZONA – Sergio Savoia non è d'accordo e lo dice senza giri di parole. Al coordinatore dei Verdi, come a molti ticinesi che ne stanno discutendo su Facebook, non sono piaciute le considerazioni della presidente nazionale degli ecologisti Adèle Thorens. Secondo la Consigliera Nazionale vodese i partiti che lei definisce "ragionevoli" devono coalizzarsi contro l'UDC e le sue politiche isolazioniste.

La battaglia elettorale per le Federali, ha aggiunto, non deve dividere i partiti ragionevoli nella battaglia contro l'UDC. In questo contesto politico Thorens vede nei Verdi un attore fondamentale perché credibile non essendo forza di Governo e grazie al fatto che l'elettorato ecologista ha respinto l'iniziativa Contro l'immigrazione di massa. A livello svizzero almeno, perché in Ticino i Verdi sono stati in prima linea sul fronte del "sì" nella battaglia del 9 febbraio. E non intendono affatto arretrare.

"La mia premessa fondamentale – esordisce Sergio Savoia ai microfoni di Liberatv - è che la decisione del 9 febbraio va messa in atto e anche velocemente. Il popolo ha ordinato e la politica deve trottare senza troppe riflessioni accademiche. E sarà mio impegno personale e dei Verdi ticinesi batterci affinché ciò avvenga. A mio avviso le prossime elezioni cantonali segneranno uno spartiacque molto chiaro fra chi difende i diritti popolari e chi vuole svuotarli di significati. Vale per il 9 febbraio, vale per Expo, ma vale anche per i temi su cui perderemo. Per fare un esempio concreto: se disgraziatamente dovessimo perdere la votazione sul raddoppio del Gottardo, il secondo tubo andrà costruito senza esitazioni. Altrimenti cosa votiamo a fare?".

Fatta la premessa, cosa pensa più nel dettaglio delle posizioni espresse dalla presidente dei Verdi svizzeri?
"Penso che non sono d'accordo su molte cose che sono state dette in quell'intervista. La prima è che non credo nelle Sante Alleanze: è un grosso errore impostare una campagna sul "tutti contro uno". Anzi, è un errore da antologia politica degli errori. In primo luogo perché gli facciamo un gran regalo: i sondaggi indicano una flessione dell'UDC e noi vogliamo fargli il favore di metterci tutti contro di loro. In Ticino, con la Lega, abbiamo visto che tipo di risultati ha dato questo genere di strategia politica.  Ma questa tattica è completamente sbagliata anche perché le elezioni servono ai partiti per dire come vogliono risolvere i problemi e non come sconfiggere un altro partito. Sempre per essere concreti: tra i problemi sul tavolo c'è anche il tema dell'immigrazione. I Verdi nazionali devono dire come vogliono risolvere questa problematica e non limitarsi a dire che gli altri sbagliano. Lasciamo perdere poi questa velleità da illuminati di poter dare la patente di buoni o cattivi agli altri. Sul 9 febbraio ho già detto in premessa quel che dovevo dire: io vivo in un Cantone dove il 70% dei cittadini ha votato sì, il che significa che un numero rivelante di persone di centrosinistra hanno appoggiato l'iniziativa. Tra queste ci siamo noi, ci sono io. E da cittadino, ancor prima che da politico, mi aspetto che quanto deciso venga implementato: prima i diritti popolari e poi trattati internazionali. Questo dovrebbero dirlo tutti e non solo l'UDC. E io lo dico forte e chiaro". 

Dalle parole della presidente Thorens sembra quasi emergere una vocazione minoritaria nei Verdi svizzeri. Che ne pensa?
"Conoscendo Adele sono certo che non sia così, ma è chiaro che queste parole possono dare questa impressione. È vero che a livello nazionale ci sono alcuni duri e puri che si vedono come un’élite di illuminati. Noi non siamo così. In Ticino abbiamo abbandonato questi approcci da tanti anni. Noi vogliamo governare e ci muoviamo seguendo questa aspirazione. Per governare bisogna mettersi all'ascolto e al servizio dei cittadini. E noi cerchiamo di farlo con tutte le nostre energie". 

Anche sulla prospettiva di eleggere un Consigliere Federale ecologista Thorens resta molto sul vago: non sembra avere questa ambizione. 
"Mi sembra che le idee non sono molto chiare su questo punto. Noi in Ticino abbiamo deciso da tempo da che parte stare. Noi vogliamo diventare un partito di Governo. L'avanguardia illuminata, di cosa poi non si capisce bene, la lasciamo agli altri. Il punto fondamentale però è un altro: i Verdi nazionali devono finalmente giungere a un chiarimento interno. Bisognerà farlo anche a costo che sia doloroso. Altrimenti si consegneranno a un inesorabile declino. Questo esercizio andrebbe fatto prima delle Nazionali ma tutto ci indica che cercheranno di posticiparlo a dopo il voto. Il risultato, anche se spero di sbagliarmi, è che saranno dolori…".

All'interno del partito nazionale è in atto una discussione tra chi guarda ai Verdi Liberali e chi guarda al PS. Immagino che, anche per come si sta muovendo in Ticino, lei si alleerebbe subito con i Verdi Liberali.  
"E senza neanche un attimo di esitazione. I Verdi liberali fanno parte della nostra famiglia. Io li considero una tessera fondamentale dell'ecologismo in Svizzera. E il movimento ecologista non deve essere una Chiesa, dove tutti sono d'accordo su tutto. I Verdi Liberali ci possono anzi aiutare a vedere un altro aspetto dell'ecologia che magari ci sfugge. Per quanto riguarda il PS il discorso è molto semplice: i Verdi devono essere totalmente autonomi dai socialisti. Esplcitare chiaramente che noi siamo un'altra cosa".

Tra un paio di settimane i Verdi svizzeri terranno un'importante riunione in Ticino dove si riunirà l'assemblea dei delegati. Sarà quella un'occasione per ribadire i concetti che ha appena espresso?
"Le do un'anticipazione: metteremo sui tavoli dei delegati un volantino nelle tre lingue in cui elencheremo i problemi del Ticino sia sul fronte del mercato del lavoro che del traffico. Lo faremo anche provocatoriamente per ribadire le ragioni che ci hanno spinto a condurre in prima linea la battaglia del 9 febbraio. Io dovrò dire anche due parole di saluto e credo sarà inevitabile tornare su questi temi. Soprattutto dirò loro che noi siamo Verdi, ma prima siamo ticinesi". 

Crede che se la presidente dei Verdi esprimerà in Ticino i concetti contenuti nell'intervista odierna, potrà crearvi un danno di immagine anche in vista delle prossime elezioni?
"Non credo. I ticinesi sanno benissimo chi sono i Verdi del Ticino, il fatto che difendiamo i ticinesi e che anche quando siamo stati in disaccordo con il partito nazionale non abbiamo arretrato di un centimetro. Poi, sa, anche tra PPD del Vallese e PPD di Zurigo ci sono delle differenze…no, non credo proprio che avremo delle ricadute negative". 

AELLE

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