Secondo Zali si trattava di "un'interferenza nel processo legislativo”, in quanto “i giudici devono scrivere le sentenze quando richiesto, non le devono sputare su Facebook o sui giornali". Se no, aveva sostenuto, "è un po' come quando i pensionati vanno sui cantieri, per sostenere che quando lavoravano loro le cose venivano fatte meglio. Con la differenza però che il pensionato in questione forse si è dimenticato che ha lasciato il parlamento perché nel frattempo è diventato giudice supplente del Tribunale d'appello. I giudici devono fare silenzio".