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05.05.2018 - 14:290
Aggiornamento: 19.06.2018 - 15:41

Sgravi, "ora tocca al ceto medio e basso". UDC e AreaLiberale presentano undici iniziative parlamentari elaborate. "Se partiti e organizzazioni li vogliono davvero, lo dimostrino ora"

A pochi giorni dal voto, viene presentato un pacchetto di undici misure, con un volume totale di 125 milioni a pieno regime nel 2026, con un'entrata in vigore graduale. "Le casse dello Stato sono strapiene, a differenza di quanto dicono socialisti e statalisti di tutti i partiti"

BELLINZONA – Gli sgravi fiscali sono stati al centro della discussione (così si può dire, vista la bassa percentuale di votanti accorsi alle urne settimana scorsa…), ed ora UDC e Area Liberale li rilanciano. Ma non per i cosiddetti ricchi come hanno detto i contrari, bensì per il ceto medio e basso. Ieri in una conferenza stampa infatti sono state presentate undici misure, che sono poi undici iniziative parlamentari elaborate.

Esse hanno “un volume di sgravi di circa 125 milioni a pieno regime nel 2026 (97 mio per le PF e 28 mio per le PG). Lo sgravio fiscale è distribuito progressivamente dal 2019 fino a raggiungere il massimo nel 2026”.

Il titolo è eloquente: “Prima noi, i contribuenti. Ora, giù le imposte al ceto medio e alle aziende!”

“È adesso il momento giusto per lanciare dopo 15 anni un nuovo pacchetto equilibrato di sgravi fiscali per le PF e le PG. Tra le misure: giù le aliquote in modo scalare per il ceto medio alto dal 15% al 11% entro il 2026 e giù le imposte del 10% per il ceto medio basso; freno all’imposta sulla sostanza, freno dell’impatto del valore locativo per i piccoli proprietari e anziani; favorire le successioni aziendali; trattenere le società speciali con aliquota sull’utile al 5%; aumento della deducibilità fino al 50% per le donazioni a enti di pubblica utilità privati (liberalità), deduzioni sociali solo per figli in Svizzera, e altro ancora. Il gettito è cresciuto enormemente e la pressione fiscale rimasta invariata da oltre un decennio ha prodotto molte più entrate di quelle previste, e la pressione fiscale accentuata con le misure di “riequilibrio” del 2016 porta il gettito ad impennarsi e la politica fiscale fuori rotta”, si legge nella nota che ha accompagnato la presentazione delle misure. Adesso, e non dopo, È ora il momento, secondo i democentristi.

“Anche il voto della scorsa domenica ci indica chiaramente che è tempo ed ora di sgravare il ceto medio e le aziende ticinesi. Le casse dello Stato sono strapiene, contrariamente a ciò che affermano con la solita cantilena delle casse vuote i socialisti e gli statalisti distribuiti in tutti i partiti. Questi vogliono solo più soldi per spendere di più”, attaccano. “La politica fiscale cantonale, come purtroppo da oltre 10 anni è stato fatto, non può dipendere ed essere solo reazionaria alla politica fiscale della Confederazione, o peggio ancora sparire dall’agenda politica dei Governi che si sono succeduti dal 2007”.

Per chi insinua che il tutto sia nato dopo il voto, UDC e AreaLiberale precisano che stavano lavorando da tempo alle misure. “Il pacchetto nel complesso è una risposta: concreta, necessaria, tempestiva e indispensabile che occorreva attuare anche prima di oggi”, fanno notare.

“In poche parole, se la politica, i partiti e le organizzazioni economiche vogliono davvero e seriamente fare, (secondo noi indispensabili e necessari), sgravi fiscali come si è letto e sentito per tutta la campagna per il voto di domenica scorsa; e se vogliono mantenere la parola data in più occasioni in Gran Consiglio; non hanno più scuse o alibi artificiali, se vogliono possono e devono decidere in fretta di attuare le proposte equilibrate, efficaci e ed efficienti di questo pacchetto confezionato “pronto all’uso”, terminano, aggiungendo che il tema del risanamento delle finanze sta certamente a cuore anche a loro.
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