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04.10.2022 - 09:060

Futuro dell'informazione, l'allarme di Paride Pelli: "E la politica..."

Il direttore del Corriere: “Entrate pubblicitarie in calo, erosione degli abbonamenti, concorrenza, il più delle volte subdola, dei giganti del web”

LUGANO – “Lo scenario da scongiurare è quello di un settore mediatico concentrato in poche mani e di un giornalismo declinato in modo dozzinale per ogni regione linguistica della Svizzera. Il tutto a scapito della pluralità di informazione, tra i capisaldi della nostra democrazia”. Il direttore del Corriere del Ticino, Paride Pelli, suona l’allarme sul futuro dell’informazione. Nel suo editoriale parla di “entrate pubblicitarie in calo, erosione degli abbonamenti, concorrenza, il più delle volte subdola, dei giganti del web”.

La Confederazione, ricorda Pelli, “appurate queste criticità, intendeva supportare i media per garantire qualità e pluralità di giornali, radio e testate online del nostro Paese, attraverso un sostegno supplementare di 150 milioni di franchi all’anno. Ma al referendum del 12 febbraio scorso, come noto, la popolazione elvetica, Ticino compreso, ha bocciato la proposta. Da quel giorno la situazione dei media è perfino peggiorata, sulla scia di quanto sta avvenendo in tutta la società dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina: l’aggravio dei costi ha avuto un impatto soprattutto sulla stampa scritta, orfana degli aiuti straordinari erogati durante la pandemia e confrontata ora con crescenti rincari lungo tutta la catena di approvvigionamento, dall’energia alla carta passando per la distribuzione”.

Lo scenario è critico prosegue il direttore del Corriere: essere leader di mercato non è più garanzia di prosperità. Occorre dunque trovare “soluzioni che possano rendere l’esercizio editoriale sostenibile, garantendo nel contempo quella qualità nell’informazione”. Non manca nelle parole di Paride Pelli, una critica alla politica: “Si è nel frattempo defilata e nulla si muoverà più in questa legislatura che anche a livello federale si avvia alla conclusione. Se ne riparlerà, se del caso, nei prossimi due-tre anni, un lasso di tempo che per chi si occupa di informazione è lunghissimo e che metterà a rischio la sopravvivenza di altre testate”.

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