SECONDO ME
Marco Chiesa: "La cicala, la formica e il miliardo di debito"
"Lugano ha scelto un’altra strada: non l’austerità ideologica, ma pragmatismo e responsabilità. Non esistono scorciatoie"

di Marco Chiesa*

Quando i conti migliorano, il rischio più grande è illudersi che durerà. Il consuntivo 2025 della Città di Lugano chiude con un avanzo d’esercizio superiore alla ventina di milioni di franchi. Un risultato importante, che conferma che la strada intrapresa è quella giusta. Va però ricordato che una parte di questo risultato è legata a fattori straordinari e non ripetibili, mentre una dozzina di milioni sono il frutto di una gestione oculata.

Dietro il dato positivo resta una realtà che non si può ignorare: un debito che supera il miliardo di franchi e un risultato complessivo ancora nelle cifre rosse. In altre parole, considerando investimenti, ammortamenti e impegni da onorare, la Città continua a spendere più di quanto riesce a finanziare con le proprie risorse. Non è un dettaglio per economisti: è la misura della sostenibilità nel tempo.

C’è chi ritiene che questa ragionevole prudenza sia eccessiva, quasi un’attenzione spasmodica alla spesa pubblica. È una tesi seducente, ma pericolosa. Perché promette oggi ciò che presenta certamente il conto domani. Confondere una fase favorevole – sostenuta anche da entrate fiscali anticicliche – con una tendenza strutturale è un errore tanto classico quanto fatale. I conti pubblici non si governano sull’onda dell’entusiasmo, ma sulla base della realtà.

La vecchia favola della cicala e della formica resta attuale. Quando arrivano risorse inattese, la cicala le consuma; la formica le consolida. Una città responsabile non può permettersi di vivere come la cicala, soprattutto con un debito importante e investimenti impegnativi davanti a sé che, si sa, lo faranno aumentare. Concludere che questo approccio di buon senso freni lo sviluppo è un capovolgimento della realtà. È esattamente il contrario. Senza conti sotto controllo, lo sviluppo si paga con più indebitamento, più interessi e meno margine di scelta per i cittadini.

Governare il debito oggi significa difendere la libertà di scelta domani. Basta guardare a molti Paesi europei: quando il debito sfugge di mano, le decisioni non si prendono più liberamente, ma sotto la pressione dei creditori, dei tassi e dell’urgenza. E a pagare non sono i numeri, ma i cittadini. Lugano ha scelto un’altra strada: non l’austerità ideologica, ma pragmatismo e responsabilità. Riformare dove necessario, investire dove serve, valorizzare il patrimonio senza svenderlo. Non bloccare lo sviluppo, ma costruirlo su basi solide. Il 2026 vedrà investimenti senza precedenti, oltre 260 milioni, destinati a infrastrutture decisive e democraticamente approvate. Scelte ambiziose che richiedono disciplina e una buona dose di lungimiranza.

Non esistono scorciatoie di fronte a queste sfide: o si governa il debito, o sarà il debito a governare noi. Ogni franco chiesto in prestito oggi è una fattura certa che prima o poi arriverà. E qualcuno dovrà pagarla. La gestione delle finanze pubblici non è un mero esercizio contabile. È una scelta politica: preservare la capacità di decidere anche in futuro, senza vincoli imposti dalle circostanze.

Non offriamo illusioni, ma pragmatismo, investimenti ponderati e responsabilità. Perché la vera prosperità non si misura in un anno positivo, ma nella capacità di restare padroni del proprio destino — senza scaricare sulle generazioni future il conto della cicala.

*Municipale Lugano

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