CRONACA
Günter Grass appende la penna al chiodo: "Sono troppo vecchio per scrivere romanzi"
Lo scrittore e premio Nobel tedesco dice addio alla letteratura: "La mia salute non mi permette di fare piani per i prossimi cinque o sei anni"
BERLINO - "Sono troppo vecchio per continuare a scrivere romanzi". Günter Grass, uno dei grandi protagonisti della letteratura contemporanea, Premio Nobel nel 1999, dice addio alla scrittura. L'annuncio in un'intervista al quotidiano regionale tedesco "Passauer Neue Presse", che ne anticipa una sintesi: "Ho ormai 86 anni. Non credo che ci riuscirò a scrivere ancora un romanzo", dice l'autore del "Tamburo di latta". "La mia salute non mi permette di fare piani per i prossimi cinque o sei anni. Tuttavia - ammette - questa sarebbe la condizione da cui partire per un romanzo".Intellettuale impegnato, da decenni una delle voci più critiche e più ascoltate della sinistra tedesca, fin dai suoi esordi Grass, nato a Danzica il 16 ottobre 1927, ha analizzato e rivissuto tutte le lacerazioni della storia tedesca: non solo il passato nazista, ma anche la Germania del boom, quella del '68 e della lotta armata, il senso della divisione, il valore del muro fino alla riunificazione e ai problemi che ha comportato. Folgorante "Il tamburo di latta", romanzo che lo ha reso famoso nel '59, storia simbolica di Oskar, che a tre anni decide di non crescere più e osserva dal basso il mondo in tutti i suoi peggiori risvolti.Con "Gatto e topo" del '61 e il successivo "Anni da cani" del '63, il romanzo fa parte della Trilogia di Danzica, atto d'accusa d'una borghesia perversa tra guerra e dopoguerra. Sono arrivati poi Anestesia locale sulla protesta giovanile, Diario di una lumaca sulla politica tedesca e le elezioni del '69, quando Grass si impegnò per Willie Brandt. E ancora "Il rombo", "L'incontro di Telgte", "Il passo del gambero" e soprattutto "È una lunga storia": protagonista un archivista che si identifica con l'autore classico dell'Ottocento Theodor Fontane, vivendo e rivivendo la crisi dello Stato tedesco.Negli anni Grass ha pubblicato anche saggi, discorsi politici, raccolte di poesie e opere teatrali. Ma soprattutto l'autobiografia: prima Sbucciando la cipolla, che ha fatto rumore per la confessione dell'autore di essere stato volontario nelle SS a Danzica, da adolescente, suscitando lo sdegno nell'opinione pubblica e nel governo israeliano, poi Camera oscura. E dal 2012 Israele è off limits per lo scrittore, dichiarato "persona non grata" dopo la pubblicazione del poema in prosa in cui additava il Paese per la sua politica nei confronti dell'Iran, presentandone l'arsenale come una minaccia per la pace nel mondo.L'addio alle belle lettere richiama precedenti illustri, come Philip Roth e Alice Munro, ultimo Nobel per la letteratura. "Ho smesso di scrivere", aveva annunciato nel 2012 lo scrittore statunitense, alla vigilia degli 80 anni, in un'intervista. Mentre la maestra canadese del racconto breve, a luglio scorso, aveva detto al "New York Times": "Alla mia età non vuoi più essere sola come uno scrittore deve essere". Per i grandi scrittori, tuttavia, l'idea di andare in pensione è relativamente recente: Thomas Hardy e Saul Bellow hanno scritto fino alla fine così come Marcel Proust, Charles Dickens e Honoré de Balzac che però sono morti prematuramente. Ad inaugurare il trend è stata Margaret Drabble, sorella minore e rivale di A. S. Byatt, che nel 2009 a 69 anni aveva annunciato il ritiro come autrice per poi rimangiarselo lo scorso anno con la pubblicazione di un nuovo romanzo, "The Pure Gold Baby".
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