L'ex presidente dei Funzionari di Polizia: "Ritengo doveroso ricordare che gli agenti si trovavano sul posto per svolgere un lavoro comandato, mentre la signora no"

di Michele Sussigan *
Seguendo le molteplici prese di posizione relative al caso della Maestra ammanettata a Camignolo nel 2025, che oggi vede due agenti di Polizia accusati di abuso d’autorità, ritengo che non si dia il giusto peso al comportamento della stessa.
Da quanto si apprende dai vari comunicati, la medesima si trovava lì volontariamente e legittimamente per manifestare le sue convinzioni Pro-Pal. Sempre volontariamente la medesima avrebbe “sconfinato” in una zona riservata e presidiata dalla Polizia.
Sempre volontariamente, con un’accresciuta cocciutaggine, non ha ottemperato ai ripetuti inviti di lasciare l’area e di spostarsi nella zona riservata ai manifestanti.
Ha proseguito a oltranza sino al momento in cui la Polizia, per svolgere il proprio compito, è dovuta intervenire in modo deciso per porre fine a una situazione, come se ne vedono tante, troppe, di disobbedienza civile ("chi la pratica accetta consapevolmente le conseguenze").
Quando tutti inneggiano ai propri diritti senza porsi la minima domanda su cosa accada quando questi diritti si scontrano con i diritti, o i doveri, degli altri, le situazioni degenerano.
Abbiamo visto nelle scorse settimane, nelle nazioni a noi vicine, le conseguenze dell'aizzare le folle, approfittando di manifestazioni legittime, autorizzate e pacifiche e rendendole terreno di scontri, saccheggi e violenze.
Probabilmente molti partecipanti avranno pensato che facesse parte dei propri diritti incendiare, rompere vetrine, rubare, salire sui tetti delle automobili, anche quelle delle forze dell’ordine, che stavano lavorando, come sempre, mettendo a rischio la propria incolumità. Causare danni milionari che qualcuno pagherà.
Questo per dire che le azioni personali quasi sempre hanno delle conseguenze. Se la Maestra avesse dato seguito alle ripetute disposizioni di Polizia, oggi non ci sarebbero Poliziotti inchiestati, non ci sarebbero istanze giudiziarie impegnate, schieramenti politici distratti a scapito di problematiche ben più importanti.
E non credo che tutto ciò abbia portato benefici alla causa Pro-Pal, per la quale era stata legittimamente organizzata la manifestazione.
Ritengo quindi doveroso prestare maggior attenzione alle cause che generano conseguenze spesso troppo facili o comode da giudicare, e ricordare che gli agenti si trovavano sul posto per svolgere un lavoro comandato, mentre la signora no.
* già presidente Federazione Funzionari di Polizia