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Il glossario delle elezioni
Ricco manuale per comprendere parole e meccanismi della sfida tra Barack Obama e Mitt Romney

di Sergio Savoia WASHINGTON - Tutti finiamo, inevitabilmente, per seguire le elezioni USA. Ma non sempre sappiamo cosa significano le varie espressioni che sentiamo. Abbiamo un'idea vaga delle primarie, sappiamo vagamente cosa sia una convention, e intuiamo in maniera confusa cosa sia uno 'stato in bilico'. Il "Glossario delle Elezioni USA", permette di affrontare con spirito intrepido le elezioni USA, impressionando gli amici e, alla fine dei conti, capendoci qualcosa. Il glossario è un 'work in progress' e verrà aggiornato nel corso delle prossime settimane.

Mandate le vostre osservazioni e richieste di spiegazioni a info@liberatv.ch

Primarie 

Le Primarie sono il processo tramite il quale i due partiti maggiori scelgono il candidato alla presidenza. Negli Stati Uniti, democratici e repubblicani formano i due maggiori partiti, ma ce ne sono altri che, però, solo raramente riescono ad avere un qualche peso nell'elezione del presidente (fu il caso ad esempio della candidatura dell'ecologista Ralph Nader nel 2000, che secondo molti ebbe l'effetto paradossale di costare la presidenza ad Al Gore). La scelta dei candidati che si contenderanno la presidenza si svolge tramite elezioni vere e proprie oppure tramite i cosiddetti caucus (v.). Anche nelle primarie, così come nelle elezioni, vengono eletti dei 'grandi elettori' (nelle primarie si chiamano 'delegati') che poi eleggono formalmente il presidente alla convention del partito.

Caucus

Mentre nella maggioranza degli stati la scelta dei candidati tramite le primarie si svolge con vere e proprie elezioni, in alcuni essa passa tramite assemble piuttosto informali chiamate 'caucus' (si legge coches), le cui origini si perdono nel XVIII secolo, agli albori dell'indipendenza americana. tra i caucus più famosi ci sono quelli dell'Iowa e del Texas. Intorno ai caucus e alla loro poca chiarezza di funzionamento vi sono state nel passato anche recente parecchie infuocate polemiche.

Convention

Le primarie culminano con le due grandi 'convention' (quella repubblicana si è tenuta dal 27 al 30 Agosto a Tampa; quella democratica dal 3 al 6 settembre) a Charlotte. 

Durante la convention i responsabili dei partiti esaminano le credenziali delle diverse delegazioni (di solito in rappresentaza di stati e territorio degli USA), definiscono le rregole di funzionamento. Normalmente il candidato viene formalmente designato e accetta la nomination il penultimo giorno della convention. Se il presidente si ripresenta (lo può fare una volta soltanto), il processo di nomina deve essere condotto comunque. Anche se il presidente non deve affrontare alcuna opposizione nel suo partito la convention si svolge lo stesso.

Elezione

Secondo la costituzione degli Stati Uniti l'elezione del presidente si tiene ogni quattro anni. Il processo che porta all'elezione comincia molto prima dell'Election Day. I cittadini americani aventi diritto di voto e registratisi per votare eleggono dei 'grandi elettori' (v.) che, alla camera e al senato, designeranno il presidente. Ecco perché è possibile per un candidato vincere il 'voto popolare' ('popular vote') ma perdere l'elezione (come successe per Gore) se non ottiene un numero sufficientemente alto di voti elettorali, cioè di grandi elettori.

Il presidente eletto presta giuramento il 20 gennaio. La distanza temporale è dovuta al fatto che quando fu redatta la costituzione americana le grandi distanze per l'arrivo a Washington dei voti elettorali (v.) e poi del presidente medesimo imponeva tempi che oggi sembrano un po' strani.

Vice presidente (running mate, ticket)

Il candidato alla Presidenza deve scegliere un candidato alla vicepresidenza. In generale, il cosiddetto 'running mate' (compagno di corsa) è scelto per bilanciare in qualche modo il 'ticket' (ossia la squadra formata da presidente e vicepresidente) in vista delle elezioni generali. Tale bilancio può essere geografico (la scelta di un vicepresidente che è molto popolare in una regione in cui il candidato presidenziale non lo è) o ideologico (la scelta di un compagno di corsa con una impostazione ideologica che compensa quella del candidato alla presidenza - com'è il caso di Paul Ryan, candidato iperliberista che compensa Romney, inviso alla destra del proprio partito perché considerato troppo 'liberal'). In questo modo un ticket più equilibrato dovrebbe rafforzare il partito nei confronti della gamma più ampia possibile di elettori. Spesso succede invece il contrario: la scelta di Sarah Palin come vicepresidente si rivelò un clamoroso boomerang nel 2008, affossando le possibilità di John McCain per la presidenza.

Grandi elettori, collegio elettorale

Il collegio elettorale è il metodo indiretto di elezione popolare del Presidente degli Stati Uniti. Gli autori della Costituzione scelsero questo sistema in maniera tale che un'attenta riflessione e la calma avrebbero portato alla selezione del candidato più qualificato. Gli elettori in ogni stato in realtà, pur votando per Romney od Obama scelgono, con il proprio voto, un blocco di grandi elettori che si impegnano a votare per un determinato candidato. Questi grandi elettori, a loro volta, voteranno per il candidato alla presidenza. Ad ogni stato è assegnato un numero di grandi elettori pari al numero totale dei membri della sua deputazione al Congresso (senatori e deputati).

Dopo l'election day, il primo lunedi dopo il secondo mercoledì di dicembre, i grandi elettori si riuniscono nella capitale del proprio stato per esprimere il proprio voto, e selezionare ufficialmente il prossimo presidente degli Stati Uniti. Legalmente, gli elettori possono votare per una persona diversa dal candidato per il quale sono stati scelti. Questo fenomeno è noto come "voto infedele" o elettore "infedele". Generalmente, questo però non succede. Pertanto, il candidato che ottenga la maggioranza dei voti in uno stato nelle elezioni generali sarà il candidato per il quale i grandi elettori si pronunceranno, in due votazioni distinte per il presidente e il vice presidente rispettivamente. I grandi elettori non possono votare per due candidati dal proprio stato. Il candidato che vince in uno stato si aggiudica tutti i voti di quel collegio elettorale, tranne che nel Maine e in Nebraska, dove il collegio elettorale può essere diviso e i grandi elettori assegnati proporzionalmente.

I voti degli elettori vengono poi inviati al Congresso in cui toccherà al Presidente del Senato, il 6 di gennaio, contare i voti. Perché il presidente e vice presidente siano eletti occorre la metà più uno dei voti elettorali. Con 538 elettori, il candidato deve ricevere almeno 270 voti. è il motivo per cui molti dei sondaggi nazionali che vengono condotti durante tutta la campagna non hanno molto senso, mentre contano molto di più i sondaggi svolti stato per stato specialmente negli stati in bilico (v.).

Stati in bilico (swing states, purple states, battleground states)

Generalmente già nel mese di settembre si sa con ragionevole certezza quali sono gli stati che vengono dati per persi (o vinti) da un fronte e dall'altro. E si sa altrettanto bene quali sono gli stati necessari per vincere. Per esempio stati con un numero elevato di grandi elettori non ancora 'decisi'. Gli stati in bilico sono detti in inglese anche 'swing states' cioè stati che oscillano, che possono andare da una parte o dall'altra ma vengono chiamati anche 'stati viola', perché non sono né rossi, né blu, ossia né repubblicani né democratici oppure 'battleground states' cioè stati che sono 'terreno di battaglia. Essi giocano un ruolo fondamentale. Le organizzazioni dei due partiti e gli staff della campagna elettorale tenderanno quindi a investire enormi risorse negli swing states ignorando gli stati considerati sicuri ('safe states'), specialmente perché quasi tutti gli stati assegnano grandi elettori (v.) in base al principio 'the winner takes all', ossia il vincitore anche di poco si vede assegnati tutti i grandi elettori di quello stato stato.

Registrazione (Voter Registration)

Un cittadino degli Stati Uniti di età superiore ai 18 anni, e che soddisfa i requisiti specifici dei diversi stati, può votare alle elezioni federali.

Votare è un dovere civico ma per compierlo è necessario essere registrati. In sostanza bisogna iscriversi ogni volta al registro elettorale. I requisiti variano da stato a stato. Il North Dakota è l'unico stato che non richiede la registrazione degli elettori. Sulla registrazione degli elettori vi sono state infinite polemiche. Negli anni '60 le campagna di registrazione degli elettori di colore furono al centro della lotta per i diritti civili. Oggi alcuni stati a maggioranza repubblicana hanno tentato di rendere più difficile la registrazione (per esempio tramite la richiesta di presentare un documento con fotografia) allo scopo di scoraggiare determinate etnie (neri, ispanici, ecc.) considerate vicine ai democratici.

Al momento della registrazione, il votante si dichiara democratico o repubblicano o indipendente.

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