Il primo faccia a faccia ha lasciato il segno. Ma chi dà il presidente per vinto si sbaglia. Ecco perché

di Sergio Savoia WASHINGTON - Mancano pochissime settimane al voto per l'elezione del 57mo presidente americano. Il secondo dei tre dibattiti presidenziali è alle porte: il 16 ottobre il duello sarà incentrato su politica estera e domestica, quindi potenzialmente più favorevole al Presidente. Non dimentichiamo l'11 ottobre il dibattito tra Paul Ryan, candidato alla vicepresidenza repubblicano e Joe Biden, vice presidente democratico uscente.
La grande domanda
La domanda che tutti si fanno è se il primo dibattito elettorale, vinto da Mitt Romney (repubblicano) o se preferite perso da Barack Obama (presidente uscente, democratico), possa marcare l'inizio della riscossa per il candidato repubblicano. Che il dibattito non sia andato bene per Obama è dato per scontato da tutti gli osservatori, compresi quelli come il comico guru di sinistra Bill Maher che ha donato alla campagna di Obama un milione di dollari ('mi sa che ci si è comperato della marijuana, con i miei soldi' ha commentato il caustico Maher). La questione è però quanto il dibattito avvantaggerà Romney in termini concreti. E qui la cosa è un pochino più complicata.
Molti commentatori anche dalle nostre parti, hanno frettolosamente utilizzato i sondaggi automatizzati fatti nelle imeediate vicinanze del dibattito, per predire morte e distruzione per il presidente. Ma i sondaggi nazionali raccontano solo una parte della storia...Come spiego nel glossario, gli americani non votano direttamente per il presidente. In realtà in ogni stato si assegnano grandi elettori che poi scelgono il presidente e il vicepresidente, diciamo così 'per delega' dei cittadini votanti.
Obama ha due strade, Romney una In tutti gli stati tranne due (Maine e Nebraska) chi vince, anche per un solo voto, si aggiudica tutti i grandi elettori cui lo stato ha diritto. Ad esempio: se Obama dovesse vincere in Florida anche con un misero 0.2% di vantaggio, si intascherebbe tutti i 29 voti elettorali cui ha diritto il 'Sunshine State'.
Al momento la Florida è uno swing state, o un toss-up (cioè bisognerebbe buttare la monetina per capire a chi andrà). Senza la Florida, però, è più difficile per Romney che per Obama vincere.
Secondo i plurisondaggi (che sono compilazioni di sondaggi stato per stato) pubblicati tra gli altri dallo Huffington Post, al momento Obama avrebbe 'in tasca' 241 voti elettorali, mentre altri 22 sembrerebbero quasi sicuri, per un totale di 263 sui 270 necessari per vincere. Gli mancherebbero in sostanza 7 grandi elettori. Romney, pur in risalita dopo il dibattito, può contare su 191 voti elettorali 'sicuri', con 15 probabili, per un totale di 206 voti, cioè 64 in meno di quanti gliene servono. In ballo, cioè toss-up, ce ne sono 69. Abbastanza per Romney ma solo se se ne porta via almeno 64 rispetto alla situazione pre-dibattito. Come detto ad Obama ne bastano 7. I commentatori americani riassumono questa situazione dicendo che 'Obama ha più strade' per arrivare alla meta, mentre Romney ne ha una sola.
La battaglia negli Stati Il dibattito nazionale, quindi, conta moltissimo. Ma gli strateghi delle campagne si impegneranno soprattutto negli stati cruciali che, al momento sembrano essere Ohio (18 voti), Florida (29), Virgina (13) e Colorado (9). Alcuni stati hanno cambiato 'sponda' di recente e non in direzione favorevole al presidente.
Tra questi proprio l'Ohio, che sembrava predisposto per l'Obama che aveva salvato la locale industria automobilistca, e il Colorado. In entrambi i casi questi stati vengono ora considerati 'swing' mentre nei sondaggi precedenti erano 'blue' (cioè democratici). Se Obama non vuole perdere le elezioni, dovrà fare un buon dibattito nazionale (essenzialmente non prenderle) e poi passare molto tempo negli swing states, tra cui Ohio e in Florida (dove i molti anziani pensionati che vanno laggiù a vivere non hanno gradito le precedenti sortite di Romney sul 47% di cittadini 'a rimorchio' della socialità pubblica). Quindi, presto per dare Obama per morto. Ma presto anche per fare la medesima previsione per Romney. E alla fine il tutto potrebbe dipendere da uno stato piccolo o piccolissimo. È un mondo complicato, vero?