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Arriva in Svizzera presidente turkmeno, personalità criticata

Arriva oggi in visita a Berna Gurbanguly Berdymukhamedov, presidente del Turkmenistan, ex repubblica sovietica situata tra l'Iran, l'Afghanistan e l'Uzbekistan, nonché uno dei paesi più isolati al mondo. Eletto con una percentuale che ha sfiorano l'unanimità Berdymukhamedov è spesso criticato per le violazioni dei diritti umani e l'oppressione dei suoi oppositori.

Le organizzazioni che si battono per i diritti umani denunciano regolarmente le derive totalitarie del regime turkmeno. Dalla fine degli anni '90, per loro - come peraltro per le Nazioni Unite - è difficile entrare nel Paese. In un rapporto del 2009, Amnesty International (AI) non ha lesinato le critiche a questo Stato dell'Asia centrale.

L'ONG ha rivelato il caso di "diversi militanti" della società civile imprigionati in seguito a processi "non equi". Amnesty ha inoltre sottolineato come i rappresentanti dei poteri pubblici godano "di un'ampia impunità".

In occasione della visita del capo di Stato turkmeno a Berna, la direttrice della sezione svizzera di AI, Manon Schick, ha chiesto alla presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf di non passare sotto silenzio la questione dei diritti umani. La Schick evoca in particolare i rapporti sulle torture nelle prigioni turkmene. A suo avviso, le voci dissidenti sono ridotte al silenzio.

Sulla stessa lunghezza d'onda, l'ONG Human Rights Watch (HRW) afferma che in un incontro con il presidente turkmeno non si può non affrontare la questione dei diritti umani in questo Paese. "È una chiara responsabilità", ha precisato all'ats la responsabile per l'Europa e l'Asia centrale presso HRW, Veronika Szente Goldston. Anche lei ha ricordato i rapporti in cui si denunciano le torture nelle carceri del Turkmenistan.

La Goldston aggiunge che durante la visita dovrebbero essere evocate anche altre questioni scottanti, come le detenzioni illegali di oppositori, le restrizioni nei viaggi, il divieto di entrare nel Paese per le ONG, nonché il rispetto della libertà di espressione e della libertà di stampa.

La speranza di un miglioramento della situazione dei diritti umani dopo la morte, nel 2006, del presidente autoproclamatosi "Capo di tutti i Turkmeni" ("Turkmenbachi"), Saparmurat Nijasov, sono ben presto scomparse, sottolinea ancora la responsabile di HRW.

Al suo arrivo al potere, il nuovo presidente Berdymukhamedov sembrava voler riformare e aprire il Paese. Aveva promesso di promuovere l'impresa privata, di conservare le conquiste sociali per il popolo e di creare nuovi impieghi. Egli aveva inoltre deciso di annullare alcune decisioni del suo predecessore, autorizzando i cinema, il circo, l'opera e gli internet-café.

Tuttavia, tutte queste promesse sono rimaste lettera morta, rileva la Goldston, la quale non crede neppure ai recenti annunci del presidente di porre fine al partito unico e di autorizzare la creazione di nuove formazioni politiche.

Ex dentista, diventato ministro della salute, Gurbanguly Berdymukhamedov era stato eletto una prima volta nel febbraio 2007 con l'89% dei voti e poi rieletto nel febbraio 2012 con il 97,14% dei suffragi.

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