La Posta Svizzera nega ogni responsabilità in relazione al fallimento dei referendum contro gli accordi fiscali siglati dalla Confederazione con Germania, Gran Bretagna e Austria. La Cancelleria di Ginevra ha spedito il pacco in "Economy" un giorno prima della scadenza dei termini, indica oggi l'azienda dopo un'inchiesta interna.
Stando alle ricerche effettuate dalla Posta, spiega il suo portavoce Mariano Masserini, il pacco è stato affrancato dalla Cancelleria ginevrina e portato, mercoledì 26 settembre nel pomeriggio, a uno sportello per clienti commerciali. Il gigante giallo contraddice in questo modo le affermazioni della stessa Cancelleria ginevrina, che ieri aveva dichiarato di aver spedito il plico in "Priority".
Il termine per la consegna delle firme relative a questi referendum - lanciati dall'Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI), Lega dei Ticinesi, Giovani UDC, Gioventù socialista svizzera (GISO) e Bund der Steuerzahler (Alleanza dei contribuenti) - scadeva giovedì 27 settembre.
Alcuni pacchi contenenti firme convalidate dai Comuni sono arrivati un giorno troppo tardi al comitato referendario, che non ha così potuto depositarli alla Cancelleria federale. Fra questi figura il plico inviato da Ginevra, contenente 1500 firme contro l'accordo con la Germania.
È pressapoco questo il numero di sottoscrizioni mancanti per raggiungere quota 50'000. L'ASNI, che attribuisce parte della responsabilità ai Comuni coinvolti, sta valutando come muoversi.