Da domani quando mi chiederanno cosa vorrò fare da grande la risposta sarà: l’astronauta.
Ed eccomi qui, all’ospedale in una notte d’estate. Dovrei essere infelice perché passare tutti i giorni a giocare in cortile con gli amici. E invece nella sfortuna di essere stato investito da quell’auto ed essermi rotto un braccio, ecco la fortuna di poter seguire dalla Tv della mia camera d’ospedale ciò che sta accadendo in un preciso punto del cielo. Quel corpo celeste che a volte rende la notte oscura e cupa, e a volte invece la illumina tenebrosamente.
Sulla Rai Tito Stagno sta da diverse ore commentando quello che potrebbe essere un momento che rimarrà nella storia. Tre astronauti americani sono partiti il 16 luglio di questo strano 1969, in cui il mondo è ancora in subbuglio dai movimenti per la libertà e antibellicosi dell’anno prima, su una macchina che mi hanno detto essere la macchina più potente mai costruita finora dall’uomo: il Saturno 5. In cima a questo razzo, c’è la capsula Apollo 11. A bordo, come detto, tre astronauti: Collins, Aldrin e il comandante della missione, Neil Armstrong un predestinato, scelto perché durante una simulazione di allunaggio al momento in cui i piccoli razzi di propulsione erano esplosi, era riuscito ad espellersi a meno di un secondo dall’incidente, dimostrando di avere dei riflessi eccezionali.
Non capisco perché Tito Stagno ha appena annunciato che la capsula ha appena toccato il suolo lunare, mentre il corrispondente dagli Stati Uniti ha detto che mancano ancora 10 metri e hanno cominciato a litigare in maniera abbastanza ridicola. Poco importa, Armstrong ha in questo momento messo piede sul satellite della terra pronunciando delle parole che a me suonano bene, ma che credo il mondo si ricorderà per sempre: “È un piccolo passo per l’uomo, ma un grande balzo per l’umanità”.
Ed ora ecco che le immagini Rai mostrano Armstrong e Aldrin camminare saltellando sulla luna. La nostra maestra a scuola ci ha detto che lì c’è poca gravità e quindi si cammina “leggeri come piume”. Collins, a detta del conduttore Tv è rimasto sulla capsula. D’altronde è normale, qualcuno quei due che ora stanno saltellando sulla luna bisogna che vada a riprenderli. Certo che però non vorrei immaginare la frustrazione di questo Collins: aver visto la luna da così vicino e non aver potuto metterci piede. Dopo due ore di passeggiata lunare ecco che la sonda riparte per tornare a casa. Speriamo possano arrivare a casa sani e salvi. Le malelingue dicono che il presidente Nixon abbia già preparato il discorso in caso di dipartita degli astronauti. Ma loro sono gli eroi che hanno toccato per primi il suolo lunare, devono tornare a casa!
E così quel satellite, che tanti avevano sognato e immaginato di raggiungere, a partire dallo scrittore greco Luciano di Samosata, che scrisse di un allunaggio a bordo di una nave sollevata in cielo da un tifone, passando per Dante Alighieri, il quale immaginò un viaggio lunare al fianco di Beatrice, nel secondo canto del Paradiso. Quando poi il perfezionamento da parte di Galileo del cannocchiale d’invenzione olandese permise di poter vedere la luna un po’ più da vicino, anche Ariosto immaginò quell’Astolfo che raggiunge la luna in groppa ad un ippogrifo per recuperare il senno di Orlando, divenuto “furioso”. Jules Verne poi, scrittore di viaggi fantastici, nel suo libro “dalla terra alla luna” descrisse il viaggio andata e ritorno a bordo di un proiettile.
Tutti questi viaggi, frutti dell’immaginazione dei vari scrittori, che hanno fatto sognare i lettori per così tanti anni, sono oggi, 20 luglio 1969, divenuti realtà. E pazienza se qualcuno non ci crede, se qualcuno crede che queste immagini siano state girate da qualche parte in Texas. Io ci credo, e da domani quando mi chiederanno cosa vorrò fare da grande la risposta sarà chiara e precisa: l’astronauta. Matteo Chareun