Criminalità organizzata e medicina al servizio del successo
La recente squalifica ufficializzata ai danni di Lance Armstrong non può lasciare indifferente il mondo dell’etica medica. Se fino a pochi anni fa la figura del medico al servizio del doping poteva essere ancora considerato appannaggio di professionisti confrontati con problemi sociali, professionali, personali o famigliari che li rendevano ricattabili, l’ampiezza e il grado di sofisticazione indispensabili ad un progetto criminale di tali dimensioni non poteva avvenire senza l’ausilio di un team dotato di infrastrutture e conoscenze di altissimo livello.
Da un punto di vista strettamente etico non dobbiamo inoltre dimenticare che lo sportivo in questione era stato affetto da una forma di cancro per la quale esiste una correlazione con sostanze ormonali usate anche nel Doping. Il desiderio di successo porta purtroppo sempre più sportivi ad accettare qualsiasi compromesso, anche a costo di mettere a repentaglio la propria salute, per raggiungere l’obiettivo.
Appare comunque francamente improbabile che una organizzazione così complessa sia stata architettata e messa in piedi praticamente in solitaria da un ragazzo texano, per quanto intelligente egli fosse. Diversi i casi di atleti pizzicati, molti i sospettati, ciò che fa nascere il dubbio che in molti casi migliore é il livello dell’atleta, più performante sia l’organizzazione di supporto a sua disposizione anche per quanto riguarda il doping (o viceversa?).
Interessante interrogarsi in questo contesto sulle possibili origini della parola “doping”. Una di queste è “dop”, bevanda alcolica usata come stimolante nelle danze cerimoniali del sud Africa nel XVIII secolo. Un'altra è che il termine derivi dalla parola olandese “doop” (una salsa densa) che entrò nello slang americano per descrivere come i rapinatori drogassero le proprie vittime mescolando tabacco e semi del Datura stramonium, conosciuto come stramonio, che contiene una quantità di alcaloidi, causando sedazione, allucinazioni e smarrimento. Fino al 1889, la parola “dope” era usata relativamente alla preparazione di un prodotto viscoso e denso di oppio da fumare.
“Dope” veniva anche riferito alla preparazione di droghe designate a migliorare la prestazione delle corse dei cavalli. Negli anni '90 dello scorso secolo il concetto si estese a qualsiasi droga narcotica-stupefacente. Sembra che in questo secolo il mondo della criminalità organizzata e quello della medicina attorno al doping abbiano purtroppo trovato un punto d’incontro.