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Fuori dal Ticino...c’é la foresta Amazzonica!
Se Pocahontas potesse vedere come vive la sua gente oggi, scoprirebbe che quei popoli hanno perduto la loro identità

Da piccola amavo il cartone animato Pocahontas. Quella bellissima nativa americana era per me simbolo di libertà. Spesso i personaggi dei cartoni animati sono pura fantasia, esseri che vivono in mondi lontani, inconcepibili. Crescendo mi sono distanziata da quel mondo immaginario...

Arrivando sui banchi di scuola ho però scoperto che quelle tribù, libere e a contatto con la natura, sono esistite veramente!

Se Pocahontas potesse vedere come vive la sua gente oggi, scoprirebbe che quei popoli ricchi di tradizioni hanno ormai perduto la loro identità e assieme ad essa hanno dovuto abbandonare anche la loro terra. Vivono limitati nelle riserve e spesso annegano i loro problemi nell’alcool. 

Non sono mai stata personalmente in una riserva, ma ho conosciuto figli di nativi americani e ho lavorato al tema durante la sessione di Youth Perspectives (GIMUN) dello scorso anno. Non sono coinvolta in questa realtà direttamente, ma indirettamente sì, come tutti voi.

I nostri antenati hanno massacrato questi popoli; la maggior parte di noi, leggendo qualche pagina del libro di storia o osservando qualche documentario, ammetterebbe che i colonizzatori non hanno rispettato questa gente. 

Ma esistono ancora gruppi indigeni? Oggi in che modo siamo relazionati con loro?

Esistono. Non si sa ancora per quanto e non si sa quanto ancora riusciranno a resistere...ma esistono.

Ho seguito e ancora seguo i fatti che stanno avvenendo in Brasile: i popoli indigeni sono a rischio. Molti fattori minacciano queste popolazioni delle foresta Amazzonica.

La deforestazione è uno dei principali problemi; ogni 4 secondi un’area equivalente ad un campo di calcio scompare, per essere più concreti: ogni anno 52’000 km2 di foresta vergine (la superficie della Svizzera è di 41‘285 km2). Questi suoli vengono utilizzati per le coltivazioni (ad es. di soja) e per l’allevamento (spesso le coltivazioni servono a nutrire il bestiame e non direttamente l’essere umano). Anche la richiesta di legname per mobili, costruzioni e altro, gioca un ruolo importante.

Oltre a distruggere questo ecosistema mettendo in pericolo la biodiversità, vengono dunque danneggiati gli abitanti che vivono a contatto diretto con questa natura.

Non è tutto però, poiché la foresta amazzonica è il cosiddetto polmone verde del mondo, dunque si influenza anche il sistema a livello globale. Una stima pubblicata qualche mese fa su sulla rivista scientifica Science mostrava che entro il 2020 il 42% della foresta sarà sparito, ma per mantenere in vita quest’ecosistema c’é bisogno al minimo del 60% della foresta intatta. Ogni danno nei prossimi anni potrebbe risultare irreversibile.

Il mercato si interessa molto a quest’ambiente anche per la sua ricchezza di oro e altri minerali. i cercatori d’oro hanno cominciato ad invadere queste aree nel 1970. In sette anni il 20% dei Yanomamis sono morti a causa della distruzione dei villaggi e per l’esposizione alle malattie che gli invasori hanno trasmesso.

Questi popoli ora stanno lottando contro la costruzione di nuove centrali idroelettriche, più esattamente contro la costruzione del nuovo complesso di dighe di Belo Monte. 

Questo progetto costringerà 20 000 persone, 24 popoli, a spostarsi e a cambiare vita, queste popolazioni locali però non sono state coinvolte nella decisione, il governo non le ha consultate. Agendo in modo autoritario (come riportato da varie testimonianze), il governo di Dilma Rousseff non rispetta i diritti dell’uomo, non rispettando neanche l’impegno preso nel 1988 in cui si riconosceva l’importanza dei territori degli autoctoni e ci si impegnava a proteggerli. Uno degli ultimi esempi risale a qualche settimana fa: il 29 settembre 2012 la Giustizia Federale di Navirai (Mato Grosso do Sul) ha emanato l’ordine di espulsione della comunità Guarani-Kalowa. 

L’ANA, l’Agenzia Nazionale per l’Acqua, si giustifica spiegando che il paese deve focalizzarsi sui futuri bisogni energetici. Sostengono anche che la produzione idroelettrica è un’energia pulita, ma la realtà vedrà distrutti 668km2 di foresta vergine e queste immense riserve produrranno una quantità importante di metano che avrà conseguenze negative sull’effetto serra. Forse bisognerebbe limitare il bisogno energetico piuttosto che assecondare il consumo crescente?

Inoltre la Belo Sun Mining Corporation, impresa canadese, si prepara a sfruttare un nuovo sito ricco d’oro a 15 km di distanza dal complesso, Belo Monte ha dunque veramente solo lo scopo di fornire energia al paese o è una nuova via che il mercato percorrerà per avere accesso a queste terre?

Qualche mese fa proprio in questo paese si è tenuto RIO+20, incontro internazionale con lo scopo apparente di interessarsi ad uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente e delle popolazioni che in questo vivono. Fuori dai riflettori della scena mondiale, il capo Raoni, lottava e ancora lotta in rappresentanza del suo popolo, i Kayapo, e non solo.

L’economia e il potere sono i due principali attori di questo problema. 

Sebbene il Brasile sia lontano dalla Svizzera, sono convinta che in qualche modo noi tutti, con le nostre scelte di vita (soprattutto come consumatori), possiamo intervenire. 

Per ora vi invito a firmare la petizione (http://www.raoni.com/firma-petizione-contro-belo-monte.php)  e per chi volesse approfondire, ci sono molti documenti che descrivono anche in modo cronologicamente molto dettagliato come procede il progetto e la lotta, i più pigri possono guardare i vari documentari che attivisti di tutto il mondo hanno sviluppato per riuscire ad informare la popolazione. 

I Kayapo, i Guarani-Kalowà e altre mille tribù sono in via d’estinzione.

Sabrina Chakori

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