Negli ultimi dieci anni 5 volte su 10 il premio è stato assegnato a biologi o medici.
Il premio Nobel per la chimica 2012 è stato assegnato a Brian Kobilka e Robert Lefkowitz “per gli studi sui recettori cellulari accoppiati a proteine G”. Queste proteine G sono associate ai recettori di membrana cellulari, favorendo quindi il “passaggio d’informazione” dall’esterno della cellula all’interno. Più pragmaticamente si possono immaginare come delle guardie di confine che decidono chi può entrare o meno nel paese.
Presto detto che gli studi su queste proteine hanno un’utilità notevole, visto e considerato che i principali fruitori di questa dogana cellulare sono i farmaci. Studiare quindi il comportamento di queste proteine G potrebbe portare ad una migliore comprensione del meccanismo con cui i farmaci passano nella membrana e di conseguenza si possono sintetizzare medicinali che vadano a colpire un substrato, una cellula specifica e con ottimi risultati.
Si può osservare però facilmente, come la materia in questione, sia più di natura biologica con degli obbiettivi che passando per la chimica farmaceutica, hanno come bersaglio finale un’applicazione in campo medico.
Avendo solo svolto degli studi biologici, non si è ancora potuti arrivare all’applicazione finale, e quindi un premio Nobel per la medicina non avrebbe in questo caso alcun senso.
Leggendo però i dettagli del lavoro che hanno svolto questi due professori, osservo che l’unico processo che giustifica il termine “chimica” nella ricerca è un lavoro svolto da Kobilka riguardante la ricostruzione della struttura dei recettori β2 adrenergici attraverso l'utilizzo della cristallografia a raggi X, tecnica che peraltro si usa per qualsiasi ricostruzione tridimensionale di qualunque molecola di cui si voglia conoscere la struttura.
Andando a rileggere i premi Nobel per la chimica assegnati negli ultimi 10 anni si nota poi come l’Accademia Reale Svedese delle Scienze abbia assegnato nel 2003 ad Agre e MacKinnon per gli studi sui canali delle membrane cellulari, nel 2004 a Chechianover, Hershko e Rose per gli studi sulla degradazione di alcune proteine, nel 2006 a Kornberg per gli studi sulla trascrizione eucariotica (processo della replicazione cellulare), nel 2008 a Shimomura, Chalfie e Tsien per la scoperta della Gfp (un marcatore medico) e nel 2009 a Ramakrishnan, Steitz e Yonath per gli studi sulla struttura dei ribosomi (particelle cellulari).
Insomma, per farla breve 5 volte su 10 il premio Nobel per la chimica è stato assegnato a biologi o medici. Certo si potrebbe tirare in ballo il termine ibrido di “biochimica”, ma credo che visto e considerato che la biologia è scienza a sé (anche se per ovvi motivi è un derivato della chimica), questi studi sono di natura biologica e non di chimica pura.
Ecco che quindi mi sovviene una domanda da sottoporre all’Accademia Reale Svedese delle Scienze: istituiamo un premio Nobel per la Biologia o ci decidiamo a dare questo premio a dei veri chimici?
Matteo Chareun