...
In molte imprese svizzere continuano ad esserci rischi di rappresaglie e licenziamento per i rappresentanti del personale. Vista l'assenza di progressi in questo ambito, l'Unione sindacale svizzera (USS) ha deciso di riattivare una denuncia inoltrata all'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) di Ginevra nel 2003, e sospesa nel 2009 in seguito alle proposte del Consiglio federale di migliorare la situazione, poi respinte però dai datori di lavoro e dai partiti borghesi.
Nel libro nero "Proteggere chi difende i nostri diritti" presentato oggi a Berna, la centrale sindacale afferma che la libertà di associazione garantita dalla Costituzione diventa spesso una farsa: ci sono costantemente casi di licenziamento di dipendenti in seguito ad un loro impegno come delegato sindacale o in una commissione del personale. Ed è evidente che chi è minacciato di rappresaglie o di licenziamento non può negoziare facilmente. "L'OIL deve quindi riprendere l'esame del caso svizzero ed aumentare la pressione" per mettere fine ai licenziamenti abusivi antisindacali, afferma l'USS.
Secondo il presidente dell'USS, Paul Rechsteiner, "alla lunga le autorità elvetiche, ma anche le associazioni dei dipendenti e dell'economia, non potranno rimanere insensibili al fatto che l'OIL, l'autorità mondiale in questo ambito, constati che la Svizzera vìola il diritto fondamentale di libertà di associazione".