Si è aperta oggi a Doha una riunione che punta a superare le forti differenze interne all'opposizione siriana e che si tiene sotto l'egida del Qatar e della Lega Araba, con la presenza di rappresentati dei Paesi occidentali, fra cui Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania, oltre che del ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu.
"Bisogna che l'opposizione superi le sue divisioni e trovi un accordo su una leadership che abbia credibilità agli occhi sia dei siriani all'interno del Paese che della comunità internazionale", ha detto il segretario generale aggiunto della Lega Araba Ahmed ben Hilli. Fra i presenti, anche l'ex primo ministro siriano Riad Hijab, defezionato nel giugno scorso.
L'incontro odierno giunge dopo quattro giorni di dibattito interno al Consiglio Nazionale Siriano (Cns) - principale raggruppamento dell'opposizione in esilio - che la scorsa notte a Doha ha eletto una nuova direzione nella quale la componente islamista è fortemente rappresentata. Al tempo stesso è stato rinviata a domani la scelta di un nuovo presidente perché, ha precisato un portavoce del Cns, devono essere prima aggiunti d'ufficio all'organismo quattro nuovi membri, in rappresentanza delle donne e delle minoranze.
Il nuovo segretariato generale, formato da 40 esponenti del Cns, deve a sua volta designare un nuovo ufficio esecutivo di undici persone. Sarà quest'ultimo a decidere il successore del presidente attuale, Abdel Basset Seyda. Quest'ultimo è presente nel segretariato generale, mentre altri esponenti di primo piano come Burhan Ghalioun, George Sabra e Riad Seif ne sono esclusi.
Riad Seif, ex deputato e storico oppositore, è il promotore dell'Iniziativa Nazionale Siriana, sostenuta dagli Usa, che si propone di unire l'opposizione in esilio con rappresentanti di ribelli e dei combattenti in Siria. Tale iniziativa prevede fra l'altro la creazione di un governo di transizione analogo a quello formato durante la guerra contro Gheddafi in Libia. Ma la sua proposta viene guardata con sospetto o trova ostacoli nel Cns riunito a Doha, dominato dai Fratelli Musulmani e diviso, tra l'altro, tra islamisti e forze liberali.