La scelta di non produrre più film originali ci pone come spettatori davanti a un bivio: o scegliamo le grandi produzioni spesso in grado di divertirci per un paio d’ore ma sempre più raramente in grado di sorprenderci e lasciarci a bocca aperta; oppure c
Ormai da qualche giorno impazza nel web la notizia dell’acquisto di LucasFilm da parte della Disney per la simbolica somma di 4,05 miliardi di dollari...si parla già della realizzazione di un nuovo capitolo o probabilmente una nuova trilogia di Guerre Stellari.
Naturalmente una notizia del genere non arriva così inaspettata, l’universo Guerre Stellari ricorda certamente la proverbiale gallina dalle uova d’oro, George Lucas lo aveva intuito e ora la Disney lo ha confermato.
Il vecchio Lucas potrà quindi finalmente godersi la sua più che meritata pensione senza preoccuparsi troppo di come arrivare alla fine del mese.
Nel frattempo, Disney, azienda devota all’intrattenimento per famiglie, avrà il compito di rilanciare una delle saghe più acclamate di tutti i tempi adattando forma e contenuto ad un pubblico completamente nuovo che, in gran parte, conosce Guerre Stellari solo per sentito dire.
Per gli appassionati del genere, però, l’arrivo di un nuovo episodio sarà di certo accompagnato da sentimenti misti.
I più scettici e malinconici avranno sicuramente già fatto giuramento solenne di mai assolutamente e per nessun motivo guardare il nuovo film.
Quelli un po’ più moderati lo guarderanno invece, ma con occhio attento ed estremamente critico. Faranno un’approfondita analisi e concluderanno che “quello vecchio” era meglio.
Ci sono infine anche quelli che, già dati per dispersi nell’universo parallelo alla saga originale - quello dei videogame, dei costumi, delle miniserie, eccetera - si saranno già lanciati, con i loro compagni Jedi, in lunghe discussioni e previsioni sul destino degli Skywalker nel settimo capitolo.
Insomma di tutto quello che può succedere è comunque molto probabile che Disney farà una montagna di soldi su un’idea che, per quanto bella e ricca di possibilità, è già stata sfruttata per più di trent’anni.
Pare infatti che non ci sia più nessuno a Hollywood, nemmeno tra chi ha mezzi e capacità, che sia disposto a rischiare un centesimo su qualcosa di nuovo e originale.
Meglio restare al riparo e non mettersi in discussione cercando di accumulare il più possibile con prequel, sequel e remake di storie che, lentamente e dopo l’ennesimo ritocco, perdono la loro ricchezza e il loro fascino originario per lasciare spazio ad inutili scene in 3D ed insensati dialoghi forzati intorno ad un’unica, stupida battuta.
Viene infine da pensare che, come in altri ambiti, anche nel cinema ci toccherà scegliere: o le grandi produzioni di Hollywood spesso in grado di divertirci per un paio d’ore ma sempre più raramente in grado di sorprenderci e lasciarci a bocca aperta; oppure ci lanciamo nell’impegnativo mondo del cinema d’autore, dove quasi tutto è originale e inedito, ma dove l’esclamazione “che palle!” è sempre in agguato dietro l’angolo.
Che fine ha fatto la terza opzione?
Omar El Araby