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Il cinismo di Posta, FFS e Swisscom
Che sia necessario mandare i membri dei consigli di amministrazione delle ex regie a frequentare qualche lezione alla facoltà di scienze politiche?

Un giorno un colosso che macina utili plurimilionari decide che è tempo di risparmi. Giusto. C’è la crisi, bisogna crescere all’infinito,  i biglietti da mille non sono mai abbastanza e bla bla bla. D’accordo.

Un giorno, questo colosso, nonostante sappia che è importante dar lavoro ad aziende locali, sia da un punto di vista di marketing commerciale, che da un punto di vista di marketing politico, decide di  volgere lo sguardo verso altri lidi. Detto fatto, a Chiasso riesce a mettere a punto una misura di risparmio di ben… 300 franchi. L’anno. 

È una barzelletta? No, non lo è. 

Il colosso si chiama “la Posta, die Post, la Poste”.   Il settore dove risparmiare è quello energetico.  Da tener presente, piccola nota di colore, che il gigante giallo, nel primo semestre del 2012, ha conseguito un utile di 459 milioni di franchi (nel 2011 l’utile è stato di oltre 700 milioni). 

Il caso della Posta non è isolato, ma coinvolge altre aziende delle ex regie federali: le FFS e Swisscom. Succede infatti che le ex glorie della nazione abbiano deciso di disdire i contratti di fornitura elettrica con tutte le aziende ticinesi (soprattutto le Ferrovie federali svizzere, a Chiasso e Bellinzona)  che operano a livello locale  in seguito alle mirabolanti leggi che governano il libero mercato dell’energia elettrica. 

I tre ex hanno pertanto deciso di rifornirsi presso distributori e produttori di altre regioni del Paese. Nessuno mette in dubbio l’importanza della liberalizzazione del mercato elettrico, ma chi siede ai vertici di colossi che rivestono un ruolo strategico dovrebbero essere attenti anche ad altre leggi non scritte. Quelle dell’opportunità, ad esempio. Della coesione e della sensibilità nazionale. Del federalismo. Insomma, di tutti quei valori e quelle caratteristiche elvetiche che i consigli di amministrazione di un Paese come il nostro dovrebbero tener presente quanto i bilanci e l’esigenza di presunti risparmi. Presunti è doveroso sottolinearlo perché un colosso come la Posta, che ritiene importante  risparmiare 300 franchi l’anno sapendo di creare malumore e un danno di immagine ben più grave di pochi biglietti da 100, significa che ha fatto del cinismo una ragione di vita. 

Del resto poi, le FFS - altra chicca a proposito di risparmi - sono quelle che la scorsa estate, per contribuire al sostegno dell’economia locale, ha deciso di offrire i biglietti a metà prezzo a chi, nella Svizzera interna, andava a far la spesa in Germania. 

Il filo conduttore di queste decisioni è però uno solo: la totale mancanza di considerazione degli interessi locali. In un caso, i commercianti di mezza Svizzera, nell’altro le aziende ticinesi. 

Tutto in nome del libero mercato e delle liberalizzazioni a oltranza che, però, rispondono (peraltro solo in parte) a leggi puramente economiche, ma non di opportunità politica e sensibilità nazionale. 

Che sia necessario mandare i membri dei consigli di amministrazione delle ex regie a frequentare qualche lezione alla facoltà di scienze politiche?

Roberta Pantani

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