Saranno due esponenti del centro-sinistra a sfidarsi il 2 dicembre prossimo al ballottaggio delle elezioni presidenziali in Slovenia: l'ex primo ministro Borut Pahor, che oggi a sorpresa ha vinto nel primo turno ottenendo il 39,9% dei voti, e il presidente uscente Danilo Turk, al quale è andato il 36,3%. È quanto emerge dai risultati parziali, ma ormai quasi completi, diffusi in serata dalla Commissione elettorale centrale, sulla base del 93% delle schede scrutinate, a conferma dei primi dati immediati degli exit poll.
Ribaltando al primo turno tutte le previsioni dei sondaggi della vigilia, che lo davano secondo con il 30% circa, il socialdemocratico Borut Pahor, a capo del governo di Lubiana dal 2008 al 2011, nelle prime dichiarazioni ha già evidenziato un piglio presidenziale, parlando dell'importanza di un compromesso nazionale "per trovare una via d'uscita alla crisi economica".
Visibilmente deluso per il secondo posto, il presidente Turk - che tutti i sondaggi davano primo con percentuali intorno al 40% - ha subito controbattuto accusando il suo rivale di "demagogia e frasi vuote". "Nelle prossime settimane mi riprometto di far emergere le profonde differenze concettuali che ci sono tra me e il mio rivale", ha aggiunto.
Turk ha presentato la candidatura da indipendente, ma con un forte appoggio della maggiore formazione di centro-sinistra, la Slovenia Positiva (PS) del sindaco di Lubiana Zoran Jankovic. Saranno dunque decisivi i voti che oggi ha ottenuto il terzo candidato, l'eurodeputato Milan Zver, esponente del centro-destra, che esce dalla sfida con il 23,8% dei voti.
Nelle ultime settimane Turk ha visto assottigliare il vantaggio parallelamente all'aumento del divario tra lui e il governo conservatore di Janez Jansa. D'altro canto, Pahor ha puntato tutto sul tentativo rischioso di guadagnarsi le simpatie del centrodestra, pur essendo il più illustre esponente dei Democratici sociali (Sd), partito di sinistra nato dalla dissoluzione della Lega dei comunisti dopo la secessione della Slovenia dall'allora Jugoslavia, nel 1991.
Contrariamente a Turk, Pahor ha dato un appoggio parziale all'operato del governo conservatore, in particolare alle riforme strutturali e ai tagli della spesa pubblica. Stasera, in una prima dichiarazione, Pahor ha chiesto l'appoggio sia a destra che a sinistra. "Il rischio di una scissione sociale interna è molto alto in questo momento difficile per il nostro Paese, e io mi impegnerò, da presidente, ad evitarlo", ha promesso. Rimane ora da vedere se il terzo e ultimo arrivato, l'eurodeputato Zver, darà un appoggio diretto a uno dei due. Stasera si è limitato a ripetere che un eventuale sostegno "non sarà incondizionato".