Questa notte il Parlamento greco ha approvato il Bilancio dello Stato per il 2013 nel quale è inserito il pacchetto di rigide misure di austerità volute dalla troika (Ue, Bce e Fmi) che produrranno nel Paese altre lacrime e sangue, ma che - come ha ricordato Simos Kedikoglou, portavoce del governo ellenico - "metteranno per sempre fine alle ipotesi di uscita della Grecia dall'eurozona".
I problemi per Atene, però, non sono ancora finiti. Prima di poter dare il via libera definitivo alla nuova tranche di aiuti da 31,2 miliardi di euro, restano ancora da trovare, tra Ue, Bce e Fmi, intese tecniche e politiche non impossibili ma assai delicate. Dopo il sofferto varo, mercoledì, della manovra da oltre 13,5 miliardi per il biennio 2013-2014, l'approvazione stanotte del Bilancio era una condizione necessaria ma non sufficiente per sbloccare i fondi internazionali.
Lo ha ricordato anche il ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, mentre almeno 20.000 greci protestavano in piazza Syntagma, davanti al Parlamento. Stournaras appellandosi ai deputati ha affermato che l'approvazione del Bilancio avrebbe infatti garantito alla Grecia la concessione "imminente" (ma non immediata) della nuova tranche di aiuti da 31,5 miliardi.
Come ha detto ieri il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble a Die Welt, se e quando Atene riceverà la prossima tranche di aiuti dipende interamente dal governo greco. Circa i tempi di un'eventuale via libera europeo al pagamento alla Grecia di una parte cruciale dei prestiti di 31,5 miliardi congelati da giugno, Schauble ha detto: "Questa domanda la dovreste porre ai miei colleghi greci e non al ministro delle Finanze tedesco". "Nessuno nella zona euro si oppone all'idea di accettare il pagamento della prossima tranche di aiuti, ma solo quando le condizioni saranno soddisfatte. E di questo è il governo di Atene che deve occuparsene", ha concluso Schauble.