L'ufficio del Pubblico Ministero del tribunale di Atene ha presentato ricorso contro l'assoluzione, pronunciata a inizio mese, del giornalista ed editore greco Costas Vaxevanis. "L'Assange greco" è ritenuto dalle autorità "colpevole" di aver pubblicato sul suo periodico "Hot Doc" i nomi di 2059 cittadini ellenici che avrebbero da anni conti bancari presso la banca HSBC in Svizzera - non si sa se dichiarati o no al fisco del loro paese - per un valore stimato tra 1,5 e 2 miliardi di euro.
Secondo il PM, "la sentenza a favore del giornalista è legalmente sbagliata" per cui Vaxevanis dovrà essere di nuovo processato per lo stesso reato. Nel corso della requisitoria in cui nel primo processo aveva chiesto la condanna dell'imputato, il PM lo aveva accusato "di aver ridicolizzato in pubblico una serie di persone e di averle messe in balia di una società assetata di sangue come al Colosseo ai tempi degli antichi romani".
Dal canto suo Vaxevanis aveva definito il processo "mirato e vendicativo" e affermato che "è ovvio che (dietro al caso) ci sono motivi politici: molti dei nomi sulla lista sono amici del sistema politico". Qualora venisse riconosciuto colpevole, il giornalista-editore rischia una condanna sino a un massimo di due anni di reclusione e una multa.
Vaxevanis, 46 anni, forse il più noto dei giornalisti investigativi greci, deve rispondere di violazione della privacy per aver diffuso dati personali considerati sensibili, anche se ha pubblicato soltanto i nomi dei correntisti e non l'ammontare delle cifre depositate sui conti.
I dati in questione fanno parte della cosiddetta "Lista Lagarde", che fu consegnata nel 2010 alle autorità greche da Christine Lagarde, allora ministra francese delle Finanze e attuale direttrice del Fondo monetario internazionale (FMI). Più governi successivi sembrano aver ignorato la lista, sebbene l'evasione fiscale rimanga uno dei peggiori mali non curati del paese.
La "lista Lagarde" è un estratto dell'elenco di 15'000 clienti della banca HSBC di Ginevra trafugato tra il 2006 e il 2007 da Hervé Falciani, un informatico che lavorava per l'istituto. La giustizia francese aveva sequestrato la documentazione - consegnata da Falciani al procuratore di Nizza Eric de Montgolfier, che indagava per riciclaggio - nel gennaio 2009, ma la vicenda era venuta alla luce solo nel dicembre dello stesso anno.