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Siria: regime bombarda quartieri Damasco
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Con maggior violenza di altri giorni ma nel silenzio generale di un'opinione pubblica, anche internazionale, concentrata sulla battaglia di Gaza, l'aviazione siriana ha oggi preso di mira interi quartieri residenziali della parte sud di Damasco.

Mentre nelle zone "liberate" del nord della Siria il fronte dei gruppi armati sembra spaccarsi tra una frangia dominata dai fondamentalisti islamici che invoca la creazione di uno Stato islamico, e un'altra che si allinea al progetto di uno Stato garante dei diritti di tutte le comunità.

In un video amatoriale diffuso nella notte, un gruppo di uomini che si erano presentati come rappresentanti delle principali brigate fondamentaliste islamiche operative nelle regioni di Aleppo e Idlib annunciavano il raggiungimento dell'accordo per la creazione di uno "Stato islamico giusto" e il "il rifiuto di ogni progetto straniero che coalizioni e consigli ci impongono a noi all'interno (della Siria)".

Il riferimento implicito era alla Coalizione nazionale, piattaforma creata a Doha, in Qatar, nei giorni scorsi e nella quale sono confluite le principali sigle del movimento popolare di protesta in patria, oltre al Consiglio nazionale, sigla che dall'ottobre 2011 riunisce oppositori in esilio e che è dominata dalla Fratellanza musulmana.

Nel filmato odierno si elencavano i gruppi dei ribelli e tra questi spiccavano il nome della Brigata Tawhid, maggioritaria nel fronte della battaglia di Aleppo e quello della Jabhat an Nusra, che rivendica una vicinanza con al Qaida. Eppure, le stesse sigle dei gruppi ribelli siriani hanno smentito di aver aderito al comunicato. Sul sito Internet della Brigata Ahrar ash Sham, citata dal filmato di stamani, si legge che "il comunicato non ha alcun fondamento".

Altri attivisti hanno messo in dubbio la veridicità del comunicato. "Prima di tutto - affermano - nel video non compaiono i leader della brigata Tawhid, il colonnello Abdel Jabbar Uqaydi e Abdel Qader Saleh. Secondo, abbiamo contattato numerosi leader delle brigate e nessuno di loro era a conoscenza del comunicato. Interpellato da Orient TV, emittente ostile al regime, il colonnello Ukaydi ha detto di non sapere nulla del comunicato dei fondamentalisti.

Sul terreno, i caccia del presidente Bashar al Assad hanno martellato da stamane i quartieri meridionali di Damasco: Hajar Aswat, Tadamun, Qadam, roccaforti della rivolta popolare e densamente abitati da civili. L'artiglieria e l'aviazione lealiste hanno colpito anche i sobborghi orientali e settentrionali di Damasco, mentre scontri tra ribelli e governativi si sono registrati a nord-est di Latakia, nelle regioni di Aleppo, Daraa e Dayr az Zor.

Secondo i residenti delle zone colpite, riuniti nei Comitati di coordinamento locali, stasera si contano in tutta la Siria almeno 75 uccisi, di cui tre donne e due bambini. Nella regione di Damasco sono cadute 36 persone. I Comitati non forniscono cifre dei miliziani lealisti uccisi di cui non danno conto però nemmeno i media governativi. Questi non hanno mai riferito dell'uso dell'aviazione o dei blindati da parte delle forze di Damasco per sedare la rivolta. E hanno smesso da mesi di riferire di funerali di soldati e agenti delle forze di sicurezza uccisi da "terroristi", termine con cui si indicano i ribelli anti-regime.

Nel notiziario odierno i telegiornali e l'agenzia ufficiale Sana ignorano del tutto le violenze in Siria ma danno ampio risalto alle vittime palestinesi di Gaza. I ribelli dal canto loro rivendicano la conquista della base del Battaglione-46 dell'esercito governativo a ovest di Aleppo: "era l'ultimo bastione lealista", affermano i ribelli che su Internet diffondono diversi video in cui mostrano i prigionieri catturati, le armi e le munizioni raccolte nella base.

E si attende da Bruxelles l'annuncio della richiesta formale da parte turca alla Nato di poter schierare batterie di missili Patriot. Dall'Alleanza atlantica assicurano che se sarà accettata, questa mossa non preluderà però alla creazione di una no-fly zone nel nord della Siria.

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