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E pensare che volevo solo gustarmi un Chai Latte
Ero seduto in un Caffè di Losanna quando ho sentito suoni famigliari al tavolo a fianco: un ragazzo stava descrivendo un atomo ad una ragazza...

Mi stavo bevendo un Chai Latte in un Caffè di Losanna quando percepisco dei suoni  famigliari al tavolo di fianco; un ragazzo stava descrivendo un atomo ad una ragazza. 

Di conversazioni al bar, sui treni, sugli autobus, per strada se ne captano a migliaia, ma non capita certo tutti i giorni, quantomeno a me, di sentir parlare di questi argomenti. Come un criceto che sale su una ruota i pensieri hanno cominciato a carburare nella mia testa e sono tornato al mio primo anno di Liceo. Sì, perché che l’atomo sia composto da particelle positive chiamati protoni, di massa uguale a particelle neutre chiamate neutroni con le quali condividono lo spazio al “centro” dell’atomo, e che attorno a questo centro ruotano con movimenti rotazionali, vibrazionali e traslazionali (okay, dimenticatevi questi termini, pensate semplicemente a delle lune che ruotino intorno a dei pianeti) delle particelle negative di massa minore chiamati elettroni è uno dei primi argomenti che, superato la noiosissima fase delle conversioni (quanti grammi sono 0,1 kilogrammi, eccetera), si affrontano nelle lezioni di chimica.

Già anticamente filosofi greci, che evidentemente non avevano di meglio da fare durante il giorno se non pensare a come fosse composta la materia, avevano sviluppato una corrente di pensiero, chiamata atomismo, secondo cui la materia fosse composta alla base da particelle minuscole e indivisibili. Tra i principali oppositori di questa teoria c’era Aristotele, a cui piaceva invece l’idea che la materia si potesse dividere all’infinito in particelle sempre più piccole. Le teorie atomiche del diciannovesimo secolo hanno però dimostrato che Aristotele si sbagliava di grosso (anche la scoperta nel 1964 dei Quark, ossia porzioni componenti di protoni e neutroni, non è bastata per confermare le sue teorie).

I modelli atomici moderni nascono nel 1808 con John Dalton che nel suo “A New System of Chemical Philosophy” espone in 5 punti la sua teoria. In particolare riprende i pensieri filosofici dichiarando che la materia fosse composta da particelle elementari indivisibili e indistruttibili, chiamati atomi. In barba ad Aristotele, successivi esperimenti scientifici hanno poi in parte corretto le teorie di Dalton. J.J. Thomson (di cui ho potuto recentemente vedere la medaglia per il premio Nobel per la fisica assegnatogli nel 1906, in esposizione al Science Museum di Londra), dimostrò con la scoperta nel 1901 dell’elettrone e il suo successivo modello atomico del 1902 che in realtà l’atomo fosse divisibile in 3 tipi di particelle indivisibili. Il suo modello, chiamato anche “a panettone”, considerava l’atomo come una sfera fluida di materia caricata positivamente  in cui gli elettroni (negativi) erano immersi, rendendo neutro l'atomo nel suo complesso. Ad Ernest Rutherford è bastato affermare, dopo un esperimento in cui bombardava con particelle alfa una sottile lastra d’oro, che in realtà l’atomo non fosse una sfera “piena”, ma “vuota”, in cui particelle cariche positivamente componevano il nucleo e gli elettroni ruotavano intorno ad esse come dei satelliti intorno a pianeti, per ricevere anche lui il Nobel per la chimica nel 1908. Elettroni vengono quindi scoperti da Thomson, i protoni da Rutherford, i neutroni vengono invece scoperti nel 1932 da Chadwick. L’atomo ha così finalmente trovato le sue componenti, ponendo le basi scientifiche per tutte le teorie della chimica moderna.

E pensare che ero entrato in quel Caffè di Losanna per gustarmi semplicemente l’aroma della cannella di un Chai Latte. 

Matteo Chareun 

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