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Sì con il 68,3% a legge sulle epizoozie
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Gli svizzeri hanno approvato a larga maggioranza (68,3%) la legge sulle epizoozie, unico oggetto in votazione federale in un fine settimana che ha visto recarsi alle urne solo una persona su quattro. I sì sono stati 946'146, i no 439'589. Contrari si sono detti unicamente due piccoli cantoni, mentre l'esito del voto in Ticino e nei Grigioni è stato in linea con quello nel resto del paese.

Il comitato referendario è deluso dal chiaro "sì": Daniel Trappitsch, il naturopata che ha avviato la raccolta delle firme, accusa le autorità federali di aver diffuso il panico e promette che continuerà a lottare contro le vaccinazioni.

"L'allarmismo ha ottenuto il suo effetto", ha indicato all'ats Trappitsch. Non solo l'Ufficio federale di veterinaria, anche l'Unione svizzera dei contadini hanno fatto paura alla popolazione agitando lo spettro di epidemie. Non si è tenuto conto dei fatti, ha aggiunto.

Trappitsch è comunque convinto che la campagna di votazione abbia dato maggior peso alla voce di chi critica le vaccinazioni. "L'opinione pubblica è ora diventata più attenta". Nel frattempo è in corso la raccolta delle firme contro la legge sulle epidemie varata dalle Camere nella sessione autunnale. Secondo il naturopata vi sono chance di vittoria.

Soddisfatta invece l'Unione svizzera dei contadini (USC): il direttore Jacques Bourgeois si è dichiarato "piacevolmente sorpreso" dai risultati: si poteva infatti temere che un basso tasso di partecipazione favorisse gli oppositori.

Invece è accaduto il contrario: i pochi cittadini che si sono recati alle urne non si sono lasciati tentare dagli argomenti dei fautori del no e hanno optato a maggioranza per il sostegno alla nuova normativa, spiega il consigliere nazionale PLR friburghese. A suo avviso la revisione era necessaria, perché le disposizioni risalgono al 1966. Avere animali in buona salute è essenziale per un paese che presenta una produzione animale da 5 miliardi di franchi, ha aggiunto.

Da parte sua l'UDC prende atto del risultato. In un comunicato il partito - unico fra quelli più grandi ad essersi schierato per il "no", pur con diverse sezioni favorevoli - invita a dar prova di ragionevolezza nell'applicare le nuove disposizioni, tenendo conto della salute di uomini e animali, nonché della struttura federalistica del paese.

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