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Tibet: immolazioni, novembre drammatico, quasi una al giorno

La protesta dei tibetani diventa sempre più drammatica e disperata: in novembre si è data alla fiamme quasi una persona al giorno, 28 in tutto. È quindi arrivato a 90 dal febbraio 2009 il bilancio delle auto immolazioni di tibetani che protestano per quella che definiscono l'occupazione cinese del Tibet.

A segnalare un deteriorarsi della situazione negli ultimi giorni, le persone che hanno compiuto l'estremo gesto di denuncia sono state 11 solo dal 22 novembre. Tre erano anche minorenni.

Il 2012 sta per passare alla storia di questa guerra silenziosa per l'autonomia e il rispetto delle tradizioni e della lingua tibetana come il più cruento da quando, il 27 febbraio 2009, Tapey, un monaco del monastero di Kirti nella contea di Ngaba, (Aba per i cinesi) nella provincia cinese del Sichuan, si è immolato. Per un macabro caso, anche il 90mo immolato, Kunchok Kyab di 29 anni, si è dato alle fiamme a Ngaba, ieri sera. Solo nel 2012, dal primo gennaio, sono state 76 le immolazioni.

E le prospettive non lasciano presagire che il fenomeno possa fermarsi. Anzi: Pechino sempre più rafforza il suo controllo e la sua presenza nei territori tibetani sia della provincia autonoma del Tibet sia nelle aree a maggioranza tibetana delle altre province. Migliaia di paramilitari continuano a perlustrare strade e monasteri nel tentativo di bloccare le immolazioni. Le offerte per le delazioni aumentano, così come il numero di agenti che pattugliano 'armati' di estintori.

Ma i maggiori controlli, che hanno provocato anche l'isolamento stradale, telefonico e telematico di intere zone tibetane, non hanno bloccato le proteste. E a portarle con forza per strada, in un rituale oramai consolidato, i giovani tibetani, studenti ma anche scolari giovanissimi, che sfidano i manganelli della polizia (che in più di una occasione li hanno portati in ospedale) per manifestare il loro dissenso contro il controllo cinese delle loro zone.

Non a caso, molte immolazioni sono avvenute proprio dinanzi ad uffici governativi cinesi, in una aperta sfida al controllo di Pechino. Che continua a mandare militari e ad accusare la "cricca del Dalai Lama", il "lupo vestito d'agnello", il "separatista", di fomentare questi atti estremi.

Da Dharamsala nel nord dell'India, dove vive in esilio il leader religioso dei tibetani e dove risiede il governo tibetano, si esprime preoccupazione per l'escalation di immolazioni. Preoccupazioni espresse anche dal governo americano. Sia l'ambasciatore americano a Pechino Gary Locke (in una intervista alla Cnn) che l'assistente del Segretario di Stato per la democrazia, il lavoro e i diritti umani Michael Posner (che ha incontrato i familiari di alcune persone che si sono auto-immolate), hanno espresso forte preoccupazione, annunciando per la prossima settimana un comunicato da parte della segreteria di stato americana sulla questione.

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