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In Romania, confermando tutte le previsioni della vigilia, la coalizione di centrosinistra che fa capo al premier socialdemocratico Victor Ponta, ha largamente vinto le elezioni politiche di oggi, distaccando di quasi 40 punti il fronte conservatore guidato dal presidente Traian Basescu. Una vittoria schiacciante anche se la prospettiva immediata è la prosecuzione della scomoda coabitazione fra premier e presidente, con possibili nuove tensioni e scontri destabilizzanti, come quello della scorsa estate.
Stando agli exit poll diffusi ieri sera dalla tv pubblica alla chiusura dei seggi, all'Unione sociale liberale (Usl) è andato oltre il 57% dei voti, rispetto a meno del 19% conquistato dall'Alleanza per una Romania di destra (Ard). Solo altre due formazioni delle 36 in lizza avrebbero superato lo sbarramento del 5% necessario per entrare in parlamento: il Partito del popolo di Dan Diaconescu, con circa il 13% dei consensi, e il Partito della minoranza ungherese (Udmr) che oscilla fra il 5% e il 6%. L'Usl, di cui fanno parte socialdemocratici, liberali e una formazione conservatrice, potrebbe conquistare fino ai due terzi dei seggi in parlamento (in tutto 470).
Nelle sue prime dichiarazioni dopo il voto, il premier Ponta ha parlato di "chiara vittoria contro il regime di Traian Basescu", di un "voto dei romeni per il futuro e non per il passato". Ha al tempo stesso voluto sottolineare l'intenzione della maggioranza di trattare l'opposizione "con rispetto, come invece non siamo stati trattati noi". E ha espresso l'auspicio che con queste elezioni dall'esito estremamente chiaro e inequivocabile si ponga fine alla "guerra politica che ha devastato la Romania". La scorsa estate, la forte rivalità fra Ponta e Basescu si era trasformata in un durissimo scontro istituzionale, sfociato in un referendum sulla destituzione del presidente. La consultazione a fine luglio era tuttavia fallita per il mancato raggiungimento del quorum necessario di votanti.