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Colpo di scena al processo per l'uccisione dei due gemellini di 7 anni soffocati nel sonno la notte dell'antivigilia di Natale del 2007 a Horgen (ZH). In apertura del nuovo processo, la madre 39enne ha per la prima volta ammesso le sue responsabilità e ha confessato di avere ucciso anche la sua primogenita.
Scoppiando in lacrime, la donna ha affermato che per anni non ha voluto ammettere nemmeno a sé stessa di avere ucciso i suoi figli. "Ma non posso più vivere con questa colpa. Lo devo ai miei figli", ha aggiunto. La donna ha raccontato di aver ucciso nell'estate del 1999 anche il suo primo bebè: una bambina che aveva sette settimane di vita e che piangeva in continuazione. "Volevo che si calmasse e le ho chiuso la bocca", ha raccontato.
All'epoca si pensò ad un cosiddetto caso di "morte in culla". In seguito alla nuova rivelazione, il Tribunale distrettuale di Horgen (ZH) ha ascoltato nel pomeriggio il medico legale che si occupò del caso. Secondo l'esperto, la neonata piangeva perché aveva una polmonite. Sul corpicino non furono trovati segni di soffocamento e non si poteva pensare all'intervento di una terza persona.
Nello stesso anno la donna rimase incinta dei due gemellini - un bambino e una bambina - morti la notte dell'antivigilia di Natale di cinque anni fa. La 39enne ha ripercorso nei dettagli anche gli eventi di quella notte: si svegliò e dopo aver ordinato i regali che già si trovavano sotto l'albero di Natale andò nella cameretta del figlio. Si sedette sul bordo del suo lettino e "presa da un impulso improvviso" prese il cuscino e lo schiacciò contro la sua bocca, "fino a quando non si muoveva più".
Poco più tardi si recò nella camera della gemellina e soffocò pure lei. "Non volevo ucciderli", ha più volte affermato l'accusata scoppiando in lacrime. "Non è stato un atto pianificato. I bambini erano il centro della mia vita", ha aggiunto.
La confessione rappresenta un'inversione di marcia nella linea difensiva della donna, che a questo processo è assistita da un nuovo difensore. Nel 2010 l'accusata era già stata condannata alla pena detentiva a vita per duplice assassinio. La Corte di cassazione aveva però in seguito ordinato la ripetizione del processo perché l'avvocatessa della difesa aveva fatto male il suo lavoro.
Al primo processo, la donna aveva cercato di far ricadere la responsabilità sull'ex marito. L'uomo, che ha divorziato in seguito al delitto, ha passato a sua volta tre mesi in detenzione preventiva, prima di essere scagionato da ogni accusa. Il dibattimento proseguirà martedì e mercoledì della prossima settimana. La data della sentenza non è ancora nota.