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Riforma imposizione imprese: Merz, non ho mai ingannato né mentito

Continua a far discutere la riforma dell'imposizione delle imprese: per l'ex ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz le enormi perdite fiscali ch'essa ha causato sono la conseguenza di una clausola retroattiva voluta dal Parlamento. In realtà questa disposizione era stata voluta e proposta dal governo.

In un articolo apparso sul periodico del PLR "Schweizer Freisinn", Merz afferma di "non aver mai ingannato né mentito al Parlamento". Davanti alle Camere federali, l'allora consigliere federale aveva sostenuto che i mancati introiti sarebbero stati di alcune decine di milioni quando in realtà ammontano a miliardi.

Le ripercussioni finanziarie della riforma erano difficili da calcolare, in particolare poiché il Parlamento ha introdotto una disposizione retroattiva, afferma Merz. La retroattività "non era prevista nel messaggio del Consiglio federale", insiste l'appenzellese.

Gli archivi del Parlamento smentiscono però l'affermazione di Merz: nell'aprile 2011, in una risposta a una mozione di Christian Levrat (PS/FR) che chiedeva la soppressione della retroattività, il governo ha testualmente scritto:

"Nel progetto di consultazione relativa alla riforma II dell'imposizione delle imprese il Consiglio federale ha proposto di includere gli apporti a contare dal 1. gennaio 2003 in quanto soluzione sostenibile a livello amministrativo. In base ai risultati della consultazione, nel messaggio del Consiglio federale si proponeva la considerazione degli apporti di capitale versati a contare dal 1. gennaio 1997. Questo termine non è stato oggetto di discussione nei dibattiti delle Camere federali".

Nelle discussioni politiche, nessuno si è occupato della questione, fa però notare Merz. Oggi è quindi difficile sapere se la modifica dell'imposizione delle imprese avrebbe passato lo scoglio popolare se l'introduzione della retroattività fossa stata maggiormente dibattuta. Posta in votazione nel mese di febbraio 2008, la riforma era stata adottata di misura dal 50,5% dei votanti.

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