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Gelo, pioggia, siccità: questo 2012 è sembrato impazzito sul piano meteorologico, complicando la vita dei viticoltori, ma l'annata è risultata di "buona qualità" e i consumatori potranno certamente apprezzare i vini indigeni prodotti, malgrado la quantità sia calata rispetto allo scorso anno. Lo rende noto l'Ufficio federale dell'agricoltura (UFAG).
L'inverno eccezionalmente rigido ha tuttavia provocato danni meno ingenti del temuto nella maggior parte delle regioni. All'inizio dell'estate si è registrato localmente un clima secco e molto caldo, mentre in autunno le numerose precipitazioni durante la vendemmia hanno determinato un incremento nell'insorgenza di marciumi. Molti vitivinicoltori hanno dovuto rimuovere a mano gli acini colpiti, rileva l'UFAG; questa fatica aggiuntiva ha permesso loro di trasformare uva d'alta qualità.
La vendemmia ha raggiunto un volume di 1'004'040 ettolitri, segnando un calo di 116'018 ettolitri rispetto al record dell'anno scorso (ca. -10%). Rispetto agli ultimi cinque anni, invece, la perdita è stata del 7%. Nel 2012 la superficie viticola è rimasta praticamente costante rispetto al 2011, raggiungendo 14'915 ettari (-5 ha). In Ticino, su una superficie di 1061 ettari, la vendemmia ha fruttato 55'651 ettolitri; nei Grigioni (esclusa la Mesolcina), 421 ettari hanno prodotto 22'140 ettolitri di vino.
Nella primavera 2013 l'UFAG pubblicherà un rapporto dettagliato su produzione, importazioni, esportazioni, scorte e consumi.