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A poche ore dal baratro del 'fiscal cliff', arrivano da Washington segnali di un avvicinamento delle posizioni al tavolo delle trattative, ma un vero accordo che eviti un immediato ed indiscriminato aumento delle tasse e dei tagli alla spesa ancora non c'è.
Sono stati fatti "molti progressi", ha affermato in mattinata il senatore repubblicano John Kyl, ma "un accordo non è stato ancora raggiunto" e "le trattative vanno avanti". Citando fonti informate sui colloqui, il sito Politico, uno dei più attendibili negli Stati Uniti, ha dal canto suo riferito che il leader della minoranza repubblicana al Senato Mitch McConnell e il vicepresidente Joe Biden hanno compiuto durante la notte "progressi significativi" verso una intesa che porterebbe ad un aumento delle tasse per le famiglie con un reddito superiore ai 450 mila dollari, e ai singoli con un reddito superiore ai 400 mila dollari.
Il vicepresidente è sceso in campo ieri al posto del leader della maggioranza democratica al Senato Harry Reid, i cui colloqui con McConnell avevano raggiunto un punto morto.
Questa mattina, era stato lo stesso Reid ha gelare le aspettative affermando che rimangono ancora differenze tra i due fronti, anche se le trattative vanno avanti. In una intervista televisiva, il presidente Barack Obama, pronto a recarsi al Congresso per firmare la legge prima della mezzanotte, ha ammonito ancora una volta che "senza un'intesa ci sarà una reazione negativa dei mercati". In una seduta contrastata, viste le scarne notizie di progressi nella giusta direzione Wall Street apriva in leggero territorio positivo, con il Dow Jones, il Nasdaq e lo S&P 500 di pochi punti al di sopra dello zero.