Umberto Orsini legge Pascoli e la sala del teatro Cittadella di Lugano è semivuota. Ma non mollare Giovanna Masoni e noi, quando ci è data la possibilità, proviamo ad alzare gli occhi, e l’anima, a questi squarci di azzurro cielo.
Umberto Orsini legge Pascoli. Una cosa bella, forte, intensa e alla portata di tutti. Umberto Orsini legge Pascoli. E la sala del teatro Cittadella di Lugano è semivuota. Mille considerazioni si possono fare. Tecnico-organizzative (momento dell’anno e della settimana poco favorevole…), e va bene; socio culturali (né uno dei più grandi attori italiani, né il poeta della cavallina storna, tanto amato dai nostri nonni e molto frequentato anche dai nostri genitori, attirano oggi l’interesse dei ticinesi), e va molto meno bene. Potremmo fare mille disquisizioni, anche venate di pessimismo, ma non credo sia questa la sede più opportuna. Mi limito dunque solo a due incoraggiamenti. Il primo ai responsabili dell’offerta culturale luganese (la capo dicastero Giovanna Masoni in primis): tenete duro e continuate ad offrirci pezzetti di cielo come questo. Il secondo al pubblico potenziale (e mi ci metto pure io): troviamo la forza di sottrarci alla bulimia di cose (talune anche grottesche) che ci divora ogni giorno e, quando ci è data la possibilità, alziamo gli occhi, e l’anima, a questi squarci di azzurro cielo. Per scoprire, con il fanciullino che ancora sopravvive in noi, che «c’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico». E non è la fuffa dei parolai…
Daniele Fontana