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Siria: colpi mortaio su quartiere cristiano Damasco

La battaglia tra forze governative e ribelli continua ad infuriare intorno a Damasco, mentre anche il quartiere cristiano di Bab Touma, nella città vecchia, è stato colpito da un obice di mortaio. Intanto nella vicina di Turchia è cominciato lo schieramento dei missili Nato Patriot a difesa del confine.

Almeno 43 persone, tra le quali quattro bambini, hanno perso la vita oggi nella spirale di violenza che non sembra poter aver fine. E, in un incidente che sembra rientrare ormai nella banale quotidianità, una bomba artigianale piazzata in un'automobile è esplosa senza provocare vittime a Rukneddin, nel nord di Damasco.

Non sono segnalati né morti né feriti nemmeno per il colpo di mortaio piovuto - con tutta probabilità fuori bersaglio - su Bab Touma. Un quartiere che fino a pochi mesi fa era stato risparmiato dalle violenze ma che ne era stato improvvisamente colpito lo scorso ottobre con l'esplosione di un'autobomba che aveva provocato 13 morti, secondo un bilancio ufficiale.

I Comitati locali di coordinamento (Lcc) dell'opposizione riferiscono che pesanti bombardamenti delle forze governative sono proseguiti oggi sulle postazioni dei ribelli intorno a Damasco, nel tentativo di distruggere i caposaldi delle milizie anti-regime. In particolare nel sobborgo di Daraya e nella cittadina di Duma, 15 chilometri a nord-est. Gli Lcc hanno accusato la 155/a brigata dell'esercito di avere lanciato anche tre missili Scud a Qatefa, nelle vicinanze della capitale.

Scontri e bombardamenti sono segnalati dall'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) anche nelle province di Daraa, di Hama e di Idlib. In quest'ultima, secondo la stessa fonte, sono stati trovati i cadaveri di sei contadini, di cui cinque donne, che erano scomparsi alcuni giorni fa ad un posto di blocco vicino agli oliveti della piantagione di Al Qaramid.

Sono intanto arrivati oggi all'aeroporto turco di Incirlik i primi missili Patriot della Nato, dopo che ieri vi era giunto un primo contingente di militari americani che saranno impegnati nel loro dispiegamento. Mentre il silenzio che regna sul fronte diplomatico è rotto solo dall'annuncio dell'agenzia iraniana Isna che il ministro degli esteri di Teheran, Ali Akbar Salehi, rappresentante del governo fedele alleato del presidente siriano Bashar al Assad, si recherà il 9 gennaio al Cairo per discutere della situazione con il presidente egiziano Mohamed Morsi e con l'inviato dell'Onu e della Lega Araba Lakhdar Brahimi.

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