L'Alto commissario dell'ONU per i diritti umani, Navi Pillay, ha chiesto oggi una commissione d'inchiesta internazionale sulla gravissima situazione dei diritti umani in Corea del Nord.
In una dura presa di posizione, la Pillay afferma che a un anno dall'arrivo al potere del nuovo leader "non vediamo praticamente alcun segno di miglioramento" e lancia un appello alla comunità internazionale a fare di più per affrontare le "deplorevoli" condizioni dei diritti umani in Corea del Nord.
"Penso che sia ora che la comunità internazionale compia un passo deciso per stabilire la verità ed esercitare una pressione per portare un cambiamento a questa popolazione assediata e soggiogata di 20 milioni di persone", ha denunciato l'Alto commissario Onu. Se infatti la comunità internazionale ha "solo uno scorcio" della situazione nel Paese questo "dovrebbe bastare" per costringere ad agire, ha detto Pillay osservando che l'attenzione internazionale si concentra quasi esclusivamente sul programma nucleare della Corea del Nord.
Nel comunicato pubblicato a Ginevra, Pillay parla delle gravissime testimonianze di chi è riuscito a fuggire dal sistema di campi di prigionieri politici: il sistema dei campi non solo punisce individui per attività legittime e pacifiche & 8211; denuncia Pillay - ma "implica violazioni generalizzate tra cui torture, trattamenti crudeli e disumani, esecuzioni sommarie, stupri, lavoro forzato e forme di punizione collettiva che possono costituire crimini contro l'umanità".
L'Alto commissario osserva che da anni il governo della Corea del Nord rifiuta di cooperare con l'Onu. "È per questo e a causa della gravità e del perdurare della situazione, che credo che un'indagine approfondita su una delle peggiori situazioni dei diritti umani in tutto il mondo - che è anche tra le meno capite e riferite - sia non solo pienamente giustificata, ma avrebbe dovuto essere stata condotta da molto tempo".