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Algeria: 30 ostaggi mancano appello, un centinaio liberi
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Non si è ancora conclusa l'operazione dell'esercito algerino nel sito di etsrazione del gas di In Amenas, dove quel che resta del gruppo di terroristi che ha assaltato il campo è asserragliato in una palazzina di alloggi del compound. E regna l'incertezza sul numero delle vittime del blitz, così come sulla sorte di una trentina di ostaggi stranieri che mancano all'appello.

Fonti della sicurezza hanno riferito all'agenzia Aps che nell'azione militare sono rimasti uccisi 12 ostaggi (tra algerini e stranieri, di cui però non si conosce la nazionalità) e 18 terroristi. E che sono stati liberati 573 ostaggi algerini e un centinaio di stranieri, su un totale di 132. Parigi ha confermato l'uccisione di un suo cittadino mentre altri 3 francesi sono stati salvati.

Pur nella tensione e nell'incertezza del momento, il governo algerino sottolinea che l'esito dell'operazione, "al netto" delle vittime, si deve comunque considerare un successo per l'alto numero di ostaggi liberati. "Abbiamo evitato il disastro", è stata la replica di Algeri alle critiche dei paesi di provenienza di molti ostaggi, preoccupati dal blitz.

Per liberare gli ostaggi, hanno detto i terroristi, vogliamo che escano dalle prigioni americane l'emiro cieco, Omar Abdel Rahman, condannato all'ergastolo per l'attentato al World Trade Center di New York del 1993, e la scienziata Aafia Siddiqui, che resterà in galera per 86 anni per avere ceduto segreti nucleari. Una richiesta che sanno bene mai sarà accettata dagli Stati Uniti - che infatti hanno già rispedito la richiesta al mittente - ma che forse serviva a dare più tempo alla trattativa, che appare con risicatissimi margini di riuscita, vista l'intransigenza mostrata da Algeri.

Il compound di In Amenas è stato teatro oggi di un'operazione di bonifica da parte dell'esercito che ha cercato di scovare eventuali nascondigli dove i terroristi possano avere trovato riparo, mentre tecnici della Sonatrach, l'ente energetico algerino, hanno messo in sicurezza gli impianti, da dove passa molta parte del gas esportato in Europa, anche per dare garanzie alle compagnie straniere, che hanno bisogno di un'iniezione di fiducia.

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