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Il Ministero pubblico ha chiesto la detenzione a vita, per le accuse di assassinio plurimo e omicidio intenzionale, nei confronti della donna di 39 anni che ha confessato di avere ucciso nel 2007 a Horgen (ZH) i suoi due gemellini di 7 anni e nel 1999 la primogenita, che aveva sette settimane di vita. Per la difesa invece la donna deve essere ritenuta responsabile soltanto di omicidio intenzionale plurimo.
Il Tribunale distrettuale di Horgen (ZH) - che annuncerà la sentenza la mattina del 29 gennaio - è in particolare chiamato a decidere se la donna debba essere sottoposta ad una terapia ambulatoriale, come chiede l'accusa, oppure stazionaria, come propone la difesa.
Il dibattimento si è concluso con un intervento dell'accusata che è scoppiata in lacrime e si è detta "molto dispiaciuta". "Non so come continuare a vivere con questa colpa", ha dichiarato la 39enne di origini austriache. La donna ha pure raccontato che dalla sua "confessione choc", fatta all'inizio del dibattimento alla metà di dicembre, suo fratello e i suoi genitori hanno interrotto ogni contatto con lei.
Nella sua requisitoria, il procuratore si è in particolare opposto ad una misura terapeutica stazionaria, come aveva chiesto lo psichiatra che esaminato l'accusata. Il trattamento stazionario per la cura di turbe psichiche, che gli addetti ai lavori chiamano anche "piccolo internamento", prevede un riesame della situazione ogni cinque anni, per valutare se ci siano i presupposti per una liberazione condizionale.
Il procuratore ritiene "inaccettabile che una persona che ha ucciso i suoi tre bambini possa tornare in libertà nel giro di qualche anno".
Il difensore della 39enne si è invece detto convinto che la donna ha bisogno di un trattamento intensivo e costante che può essere assicurato da una misura stazionaria e che, secondo la perizia psichiatrica, dovrebbe durare almeno dieci anni. Ricordando la sua infanzia difficile e le violenze che l'accusata dice di aver subito dal padre, la difesa ha sostenuto la tesi dell'omicidio intenzionale.
Per il legale non c'è stata premeditazione né nel caso del bebé che continuava a piangere e che la donna ha confessato di aver "messo a tacere per sempre" nell'estate 1999, e neppure per i gemellini soffocati nel sonno la notte dell'antivigilia di Natale del 2007. Il difensore ha detto di voler lasciare al tribunale il compito di commisurare la pena.