In tutta la triste vicenda di M13 rimangono diversi punti oscuri e due paradossi. Il primo è che l’orso è stato dichiarato “specie protetta” a livello federale nel 1962, ma...
In tutta la triste vicenda di M13 rimangono diversi punti oscuri e due paradossi. Il primo è che l’orso è stato dichiarato “specie protetta” a livello federale nel 1962, e che con la firma della Convenzione di Berna del ’79 la Svizzera si è anche impegnata a “sostenere gli sforzi internazionali volti alla protezione di questo animale”. Ma da allora ad oggi i pochi orsi che hanno varcato i nostri confini sono finiti male.
Il secondo paradosso è che sul sito internet del Parco Nazionale dell’Engadina l’orso è indicato come una delle specie animali che lo abitano. Ma gli unici orsi che sopravvivono in Svizzera sembrano essere quelli della “fossa” di Berna.
Ho letto un po’ tutte le prese di posizione pro e contro l’abbattimento di M13. Ho anche cercato di comprendere le ragioni di chi ritiene che non vi fossero alternative alla decisione presa. E ho cercato di capire in che cosa consista esattamente la Strategia federale “Orso”, nell’ambito della gestione dei Grandi predatori. Alla fine, mi pare che sul tema non vi siano sufficienti chiarezza e coerenza.
Alle enunciazioni di principio non sembra infatti corrispondere una chiara volontà da parte delle Autorità federali e cantonali di accogliere sul nostro territorio animali “problematici” come orsi e lupi. Perché è chiaro che i grandi carnivori pongono diversi problemi nel rapporto con l’uomo e le sue attività. Ma questi problemi non possono essere sempre risolti con un colpo di fucile.
E sì che il tempo per elaborare un serio piano di accoglienza e di gestione di questi animali non è mancato. Sono anni che se ne parla, anni che si producono documenti e direttive, mentre da più parti si invoca la soluzione del fucile. E se non la si adotta è soltanto perché si tollera la presenza di individui isolati (penso per esempio ai tre lupi censiti attualmente in Ticino). Ma la tolleranza è un atteggiamento passivo. Non è un modo per affrontare i problemi.
Credo anche che ci vorrebbe un’informazione più precisa: quando si parla, per esempio, di decine di pecore e capre sbranate, chi ci dice con certezza che quegli attacchi siano attribuibili a lupi e non a cani lasciati liberi nei boschi? Qualche dubbio, leggendo gli studi sulle abitudini alimentari degli orsi, sorge anche a proposito di “stragi” di ovini attribuite a questi ultimi. Raramente, dicono gli esperti, gli orsi attaccano le greggi.
Per quanto riguarda la pericolosità di M13, non metto in dubbio il fatto che la sua abitudine di avvicinarsi alle abitazioni in cerca di cibo rappresentasse un rischio per gli abitanti della Val Poschiavo. Metto però in dubbio la decisione di sopprimerlo senza nemmeno il tentativo di trasferirlo nel Parco Nazionale che decanta gli orsi tra il proprio patrimonio faunistico. Almeno una sentenza d’appello, credo che M13 la meritasse.
Credo infine che ci vorrebbe una maggiore e migliore informazione alla popolazione, perché volenti o nolenti, il problema dell’orso dovremmo affrontarlo: morto M13, altri esemplari varcheranno nei prossimi anni i nostri confini. Allora è magari il caso di far capire che gli orsi non sono dei mangiatori di uomini (come non lo sono i lupi).
Le statistiche relative a Paesi dove vi sono numerose colonie di orsi, dicono questo: “In Italia, nelle Alpi e negli Appennini, non sono documentate aggressioni deliberate nei confronti dell’uomo negli ultimi 150 anni. Uno studio scandinavo ha evidenziato che in Svezia la penultima vittima di un attacco risale a più un di centinaio di anni fa, un cacciatore di orsi attaccato da un individuo ferito, mentre l'ultima è del 2004, anche in questo caso un cacciatore. In Norvegia l’ultima vittima risale al 1906, quando un giovane pastore sorprese un orso vicino a una carcassa. Più di recente, tra il 1976 e 1995, ci sono stati 21 incontri, con 7 feriti: di questi, 6 erano situazioni di caccia e in un caso fu coinvolta una femmina con i piccoli. Ancora, nel 1998, si è registrato in Finlandia un incidente mortale occorso ad un uomo mentre faceva footing”.
Insomma, è evidente che in tutta Europa hanno ucciso molti più uomini le vespe di quanto non abbiano fatto gli orsi.