Ignorare l’evoluzione della società, voler mettere i bastoni tra le ruote alle famiglie, impedire alle donne la libera scelta: questa è la statalizzazione delle famiglie…
Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere: l’importante è che non debbano andare sulla Luna per poter costituire una famiglia….
Leggendo gli ultimi sondaggi SSR sull’esito delle votazioni federali del 3 marzo, mi sono dovuta nuovamente scontrare con la durissima realtà che da sempre accompagna le votazioni concernenti la famiglia e di riflesso le donne. Del resto, non è che questo oggetto in votazione abbia avuto lo spazio dato all’iniziativa Minder o alla revisione sulla pianificazione del territorio.
Ciò che mi chiedo è: ma com’è possibile che ancora nel 2013 la maggior parte del popolo svizzero non sia convinto che la famiglia vada sostenuta e vada sostenuta appoggiando e rispettando in maniera egualitaria tutti i componenti di questa meravigliosa organizzazione sociale?
Com’è possibile che prima dell’arrivo di un volantino che definirei al limite del buon gusto, il popolo svizzero era convinto di appoggiare il nuovo articolo costituzionale sulla politica familiare che mira a dare aiuti concreti alle famiglie che lavorano, per scelta o per necessità, e invece dopo questo stampato si sia fatto un passo indietro di 50 anni? Possibile che parole come “statalizzazione dei bambini, cittadini sotto tutela, incremento massiccio dello Stato sociale” siano in grado di influenzare gli uomini e soprattutto di intimorire le donne del 2013?
Ma andiamo con ordine. Il 7 febbraio 1971 i cittadini (uomini) concedono il diritto di voto e di elezione alle donne a livello federale. Alcuni cantoni ci impiegheranno qualche anno in più, ma nel 1990 (e non è un errore di battitura) tutte le donne in Svizzera si vedranno riconosciuti i diritti politici a tutti i livelli istituzionali. È datata 1981 l’introduzione nella Costituzione dell’articolo 8 che sancisce l’uguaglianza giuridica tra uomo e donna; resosi conto della poca efficacia, il legislatore promulga la legge federale sulla parità dei sessi, che mira a impedire discriminazioni, in particolare nel mondo del lavoro. Da qui, molti piccoli passi sono stati fatti per sostenere le famiglie: dapprima con gli assegni famigliari, poi con deduzioni fiscali, infine con i congedi maternità retribuiti. Ora, si chiede un piccolo passo in più: non si chiede di dare un ennesimo supporto finanziario alle famiglie, al contrario si chiede di sostenere sforzi concreti affinché si colmino le lacune in termini di infrastrutture e quindi si rendano le famiglie indipendenti e responsabili del loro percorso.
I dati pubblicati in dicembre dall’Ufficio federale di Statistica, non fanno altro che confermare ciò che già sappiamo: per scelta o per necessità le nostre mogli lavorano a tempo parziale, le nostre mamme guadagnano meno, le nostre figlie occupano pochi posti dirigenziali, eppure le nostre nipoti hanno studiato molto… E allora perché non consentire alle nostre donne, mogli, mamme, figlie e nipoti che sono la nostra famiglia, di scegliere liberamente il loro ruolo nella famiglia?
Ignorare l’evoluzione della società, voler mettere i bastoni tra le ruote alle famiglie, impedire alle donne la libera scelta: questa è la statalizzazione delle famiglie…